Decine di migliaia di motorini elettrici, nascosti dietro la maschera di biciclette a pedalata assistita, sono stati bloccati dalla Guardia di Finanza a Palermo. Arrivati dalla Cina, questi mezzi sembravano e-bike ma non rispettavano le norme europee di sicurezza. Un inganno che ha messo in pericolo chi li guidava, diffuso tra Sicilia e Calabria e che ha coinvolto una rete di grossisti e rivenditori sparsi in tutta Italia. Dietro c’è una frode commerciale ben organizzata, capace di eludere controlli doganali e di nascondere etichette fondamentali per la sicurezza.
Indagine partita da Palermo, blitz in tutta Italia
L’inchiesta è nata dalla Guardia di Finanza di Palermo, che ha eseguito un decreto di sequestro firmato dal gip di Palmi su richiesta della procura calabrese. Nel mirino è finito un imprenditore palermitano e una società, accusati di frode commerciale e falso. Il sequestro non ha riguardato solo la Sicilia, ma anche Campania, Puglia, Lombardia, Sardegna, Toscana e Calabria, toccando magazzini di grossisti e negozi che vendevano motorini spacciati per bici a pedalata assistita.
Le indagini hanno ricostruito come questi veicoli, importati tra il 2023 e il 2024, siano arrivati sul mercato italiano grazie a documenti falsificati che certificavano una sicurezza inesistente. Così gli uffici doganali hanno autorizzato lo sdoganamento e la vendita libera di almeno 6.885 pezzi, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.
Cosa sono davvero le e-bike: limiti e regole europee
Le biciclette a pedalata assistita, o e-bike, sono dotate di un motore elettrico che supporta la pedalata con una potenza massima di 250 watt. La legge europea stabilisce che l’assistenza deve interrompersi non appena si smette di pedalare o si raggiunge la velocità di 25 km/h. Questi limiti servono a garantire che le e-bike siano sicure e non creino problemi nel traffico urbano, mantenendo rischi simili a quelli di una bici tradizionale.
La direttiva europea ‘Macchine’ regola produzione e commercializzazione di questi veicoli, imponendo standard di sicurezza e certificazioni obbligatorie per tutelare chi li utilizza. Nel caso scoperto, invece, i motorini sequestrati superavano potenza e velocità consentite o montavano sistemi che fornivano assistenza senza pedalata, caratteristiche incompatibili con la definizione di e-bike. Di fatto, si trattava di motoveicoli irregolari, privi delle omologazioni necessarie e quindi pericolosi.
Frode e vendite ingannevoli: la legge scende in campo
Oltre alla falsificazione dei documenti doganali, l’inchiesta punta anche su pratiche commerciali scorrette. Le Fiamme Gialle stanno verificando come questi motorini venivano pubblicizzati e venduti, anche tramite siti web e social network.
Il Codice del Consumo proibisce esplicitamente le pubblicità ingannevoli, soprattutto quando mettono a rischio la sicurezza dei clienti. Per questo sono stati coinvolti anche i reparti speciali Antitrust e Beni e servizi, chiamati a valutare le responsabilità lungo tutta la filiera.
Le indagini proseguiranno con la collaborazione dei ministeri delle Infrastrutture e del Made in Italy e delle associazioni di categoria, per mappare l’entità del fenomeno e definire le strategie migliori per fermarlo.
Ogni passaggio sarà esaminato con attenzione dagli organi competenti, per mettere ordine nel mercato e garantire sicurezza a chi acquista e usa questi mezzi nel 2024.