In Russia, decidere di non avere figli non è più una scelta privata come un tempo. Dal 2024, le autorità hanno introdotto una norma che va ben oltre i soliti incentivi economici: ora chi rinuncia alla maternità potrebbe dover affrontare un colloquio con uno psicologo. Dietro questa mossa c’è un disegno chiaro, una strategia che coinvolge medici e specialisti per spingere le donne a vedere la maternità come un valore da riscoprire. Lo Stato si infila nelle pieghe più intime della vita familiare, trasformando una decisione personale in una questione di interesse nazionale.
Tutte le donne tra i 18 e i 49 anni si trovano coinvolte in questo nuovo sistema attraverso un questionario da compilare negli ambulatori. Non si tratta di semplici dati anagrafici: si va dall’età del primo rapporto sessuale all’uso di contraccettivi, dalle gravidanze interrotte a eventuali problemi di fertilità, fino a dettagli sullo stile di vita. Domande che toccano aspetti molto personali, ben oltre la classica tutela della privacy medica.
Le informazioni raccolte servono a inserire le donne in categorie di rischio o meno. A chi non presenta problemi vengono dati consigli su come mantenersi in salute: dieta equilibrata, niente fumo o alcol, consumo moderato di caffè. Viene sottolineato che il periodo migliore per avere figli è tra i 18 e i 35 anni, un chiaro invito a pianificare la maternità presto.
La parte più delicata riguarda le donne che dichiarano di non voler figli. Secondo le nuove regole, queste dovrebbero essere spinte a rivolgersi a uno psicologo clinico. L’obiettivo ufficiale è «aiutare a sviluppare un atteggiamento più favorevole alla maternità», come se rifiutare di avere figli fosse una questione da affrontare con un professionista. Il colloquio è definito volontario e gratuito dallo Stato, ma la pressione è palpabile: ciò che sembra un’opportunità rischia di trasformarsi in uno strumento di controllo e persuasione.
Sergei Leonov, presidente della Commissione Sanità della Duma, ha detto che nessuno sarà obbligato al colloquio, ma ha ribadito che sarà promosso con forza. Offrire un servizio gratuito rispetto ai costi usuali rende la proposta quasi irresistibile. Dietro questo si nasconde l’intento di cambiare convinzioni personali e indirizzare le scelte riproduttive, imponendo di fatto un controllo sociale sulle decisioni intime.
Dietro questo giro di vite c’è un allarme demografico serio. La Russia affronta da anni un calo delle nascite che rischia di svuotare intere città e mettere a rischio il futuro demografico del Paese. Con un tasso di fecondità sceso a 1,37 figli per donna nel 2024, si è ben al di sotto della soglia minima di 2,1 figli per mantenere stabile la popolazione. La guerra in Ucraina ha peggiorato la situazione: la mobilitazione ha tolto molti giovani uomini dal mercato del lavoro, mentre l’emigrazione ha svuotato diverse zone.
Il presidente Vladimir Putin ha più volte espresso preoccupazione per queste tendenze. Le politiche demografiche sono diventate più rigide e invasive. L’idea è invertire la rotta, intervenendo non solo con incentivi economici, ma anche attraverso leve psicologiche e culturali. La donna diventa così un perno di questa strategia, vista come chiave per la ripresa demografica. Ma la strada scelta suscita dubbi e timori riguardo ai diritti individuali e alla libertà personale.
Per incentivare le nascite, il governo ha lanciato bonus importanti. Dal 2025, le madri potranno ottenere fino a 677.000 rubli per il primo figlio e fino a 894.000 rubli per i successivi. Le famiglie numerose sono celebrate come «eroi nazionali», con agevolazioni fiscali e accesso facilitato ai servizi pubblici. Questi premi puntano a rafforzare un modello familiare tradizionale.
Parallelamente, il Parlamento ha approvato una legge che vieta la «propaganda anti-figli». Questo provvedimento estende divieti già esistenti contro contenuti legati alla pedofilia, alle tematiche LGBTQIA+ e ai cambi di genere, introducendo multe salate per chi diffonde messaggi contrari alla maternità. Le sanzioni possono arrivare fino a 400.000 rubli per i singoli e 5 milioni per le aziende; per gli stranieri è previsto anche il rischio di espulsione.
Così, da un lato si premia chi sostiene la famiglia numerosa, dall’altro si punisce chi esprime idee diverse. Il ministero della Salute si fa portavoce di una politica che considera la donna un asset da indirizzare verso la maternità, mettendo da parte il concetto di scelta libera. Il controllo della vita privata si fonde con quello legislativo in una strategia che riflette la gravità della crisi demografica russa.
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