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Resurrection di Bi Gan: il film premiato a Cannes 2025 che celebra il potere ipnotico del sogno nel cinema

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Redazione

Nel 2025, al Festival di Cannes, Resurrection ha catturato lo sguardo di tutti. Bi Gan, regista capace di sfidare i confini del cinema, ci trascina in un futuro dove l’immortalità è realtà, ma i sogni si sono dissolti nel nulla. Qui, l’umanità si trascina in una vita senza fine, priva di immaginazione. In mezzo a questa desolazione, chi continua a sognare diventa un emarginato, un’ombra sospesa tra mostro e rivoluzionario. Jackson Yee incarna questo personaggio enigmatico, attraversando epoche e generi, mentre Shu Qi dà volto a una donna che cerca, disperatamente, un senso nascosto nelle pieghe delle visioni oniriche. Un viaggio tra cinema e sogno, che si perde e si ritrova nella memoria collettiva.

Cinema e memoria: un omaggio visivo che incanta

Resurrection si apre con un’atmosfera che ricorda i primi anni del cinema muto cinese, riportando lo spettatore alla magia di quei tempi in cui lo schermo era una porta verso mondi nuovi. Bi Gan costruisce una narrazione che gioca sul rapporto tra spettatore e immagine, trasformando la visione in un’esperienza quasi sensoriale, intensa e selvaggia. Il film si sviluppa in sei parti, ognuna ispirata a uno stile cinematografico degli inizi e della metà del Novecento, dal bianco e nero al colore acceso.

Tra le suggestioni emergono echi del wuxia, reinterpretato come una forma di pre-cinema, ma anche le ombre forti dell’espressionismo, le tensioni del noir e le emozioni del melodramma post-Wong Kar-wai. I corpi e le anime si muovono seguendo un ritmo che sfida i canoni tradizionali della macchina da presa, che non si limita a osservare ma diventa protagonista, viva e fisica. Tra le scene più toccanti, quella in un tempio buddhista coperto di neve, dove statue che si sgretolano sembrano raccontare la fragilità di una modernità sospesa tra memoria spirituale e cambiamenti inevitabili.

Capodanno 1999: il piano sequenza che prende vita

Il momento clou del film arriva nel segmento ambientato alla vigilia del nuovo millennio, in una città illuminata da luci rosse e avvolta da una nebbia umida. Qui la macchina da presa segue senza pause una coppia di amanti che si perde nei vicoli, in una ricerca di un futuro ancora tutto da scrivere, sullo sfondo di un passaggio storico carico di incertezze. I lunghi piani sequenza, che rimandano al realismo poetico del cinema di Jia Zhangke, creano un senso di immersione totale, donando ritmo e respiro allo spazio urbano e ai sentimenti dei protagonisti.

Bi Gan, che ha scritto il film insieme a Zhai Xiaohui, ha concepito questo progetto durante la pandemia, quando le sale rischiavano di chiudere per sempre. Resurrection si presenta così come un rituale di rinascita per il cinema, un atto di resistenza che preferisce scenografie naturali e riprese mozzafiato agli effetti digitali. Il titolo originale mandarino, Kuáng yě shídài , mette in luce l’intensità di un’opera che intreccia la storia agitata della Cina contemporanea con le rivoluzioni tecnologiche del cinema e le sfide della modernità globale.

Il sogno che resiste: un finale tra luce e dissoluzione

Il film si chiude con un’immagine potente: piccoli spettatori fatti di pura luce, esseri d’essenza cinematografica immersi in una caverna platonica che si apre all’infinito. Una scena che sottolinea la delicatezza del cinema, fragile come una pellicola esposta al sole, destinata a svanire se privata del suo lato onirico. Bi Gan lancia così un monito chiaro: proteggere il mondo del sogno significa salvaguardare l’identità collettiva, evitare che la memoria e l’immaginazione svaniscano nel nulla.

Resurrection è un’esperienza visiva e sensoriale intensa, un intreccio di amore, ricerca di sé e possibilità di una rinascita eterna attraverso la forza del cinema. Non è solo un film, ma un invito a non perdere mai l’incanto del sogno, un tesoro indispensabile per ogni cultura e civiltà.

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