I percettori di pensione di reversibilità devono sapere in quali circostanze si perde il trattamento e quando viene ridotto l’importo.
I superstiti di un pensionato INPS hanno diritto all’erogazione della pensione di reversibilità a condizione che rispettino determinati requisiti. Vediamo quando i versamenti verrebbero subito interrotti.
Nel momento in cui un pensionato INPS muore hanno diritto alla pensione di reversibilità il coniuge, la parte dell’unione civile, il coniuge separato titolare di un assegno di mantenimento, il coniuge divorziato titolare di assegno divorzile, i figli minorenni, i maggiorenni entro i 21 anni se studenti a carico del genitore prima del decesso ed entro i 26 anni se studenti universitari a carico. Il trattamento è garantito anche ai genitori inabili o sopra i 65 anni di età, ai fratelli e alle sorelle a carico del pensionato, ai nipoti inabili maggiorenne sempre se a carico del defunto.
L’importo che il superstite percepirà dipenderà dal reddito, dal grado di parentela e dalla presenza di altri superstiti. Ad esempio la pensione di reversibilità sarà pari al 100% della pensione percepita dal defunto solo per il coniuge con due o più figli. Al coniuge solo spetta il 60% e al coniuge e un figlio l’80%. In quali casi la cifra viene ridotta o il trattamento non viene più concesso?
La revoca del trattamento viene predisposta se il coniuge superstite si sposa nuovamente, se il titolare della pensione supera lo stato di inabilità che permetteva il versamento, se i figli a carico entro i 21 anni finiscono gli studi e vanno a lavorare. Il diritto si perde anche se i figli al compimento dei 26 anni terminano il percorso universitario, se i genitori percettori dell’assegno ottengono un diverso trattamento pensionistico e se fratelli/sorelle si sposano.
In altri casi non scatta la sospensione o la revoca delle erogazioni ma solo una riduzione dell’importo della pensione di reversibilità. La decurtazione è prevista se il percettore ha redditi propri oltre il trattamento ai superstiti o se i figli raggiungono limiti di età o superano la condizione di inabilità. Per quanto riguarda il taglio legato al reddito personale, la percentuale varia di anno in anno. Nel 2024 fino a 23.345,79 euro non ci sarà alcuna decurtazione. Fino a 31.127,72 euro il taglio sarà del 25%, entro i 38.909,65 euro del 40% e oltre i 38.909,66 euro del 50%. In ogni caso le decurtazioni non possono mai superare il valore totale dei redditi aggiuntivi con cumulo di reversibilità e altri redditi.
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