Il Dolby Theatre di Los Angeles ha ospitato una serata carica di tensione e sorprese: la 98ª cerimonia degli Oscar ha premiato “Una battaglia dopo l’altra” come miglior film, mentre Michael B. Jordan si è aggiudicato il titolo di miglior attore protagonista. Tra applausi misurati e un’atmosfera tesa per le vicende internazionali, Hollywood ha vissuto una notte intensa, fatta di emozioni forti e di riconoscimenti attesi. La serata, sobria ma vibrante, ha raccontato una battaglia vera, sullo schermo e fuori.
Conan O’Brien ha dato un tocco originale alla serata, aprendo con una parodia dei film in gara impersonando la zia Gladys di “Weapons”. Quasi quattro ore di cerimonia si sono svolte in un clima contenuto, probabilmente riflesso delle tensioni globali. A contendersi la scena sono stati “I peccatori” di Ryan Coogler e “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson.
“I peccatori” ha fatto il pieno di nomination, ben sedici, grazie a una storia potente ambientata nel Mississippi degli anni Trenta, tra dramma razziale e horror. Dall’altra parte, il film di Anderson racconta il ritorno all’azione di un ex rivoluzionario in un contesto politico teso negli Stati Uniti, con un cast di peso: Leonardo DiCaprio, Benicio Del Toro e Sean Penn.
La lotta tra questi due titoli ha tenuto tutti con il fiato sospeso, dividendo il pubblico. Alla fine ha prevalso “Una battaglia dopo l’altra”, soprattutto grazie a una narrazione intensa e al meritato riconoscimento per Anderson, che finalmente porta a casa la sua prima vittoria dopo molte candidature.
Paul Thomas Anderson ha brillato conquistando tre Oscar fondamentali: miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale. Dopo 11 nomination senza vittorie, questa serata segna una svolta per il regista, noto per racconti complessi e profondamente umani.
Il thriller politico premiato dipinge con realismo la radicalizzazione negli Stati Uniti, aggiudicandosi in totale sei statuette, tra cui montaggio per Andy Jurgensen e il nuovo premio per il casting a Cassandra Kulukundis. Un segnale chiaro della cura minuziosa dietro il film, sia tecnica che artistica.
Sean Penn ha vinto come miglior attore non protagonista, portando a casa il terzo Oscar della sua carriera. Pur assente alla cerimonia, il suo trionfo lo inserisce in un club ristretto con grandi nomi come Daniel Day-Lewis e Jack Nicholson.
Leonardo DiCaprio, invece, è rimasto a mani vuote, segno della competitività serrata di questa edizione.
Un momento di grande emozione è stato l’Oscar a Michael B. Jordan per la sua doppia interpretazione in “I peccatori”. Nel film, Jordan dà vita a due gemelli in un Sud degli Stati Uniti segnato da dramma razziale e horror sovrannaturale.
È il primo Oscar per l’attore, un premio atteso e meritato che suggella la lunga collaborazione con il regista Ryan Coogler. Nel discorso di ringraziamento, Jordan ha sottolineato “l’importanza della famiglia e del lavoro di squadra nel cinema.”
Con questa vittoria, Jordan entra nell’élite degli attori afroamericani premiati come miglior protagonista, affiancando nomi come Sidney Poitier e Denzel Washington. “I peccatori” ha portato a casa quattro premi, tra cui sceneggiatura originale, colonna sonora di Ludwig Göransson e miglior fotografia, con Autumn Durald Arkapaw prima donna a vincere in questa categoria.
Jessie Buckley ha festeggiato il primo Oscar della carriera come miglior attrice protagonista per “Hamnet – In nome del figlio”. Il film di Chloé Zhao racconta la tragedia che colpì Shakespeare con la perdita del figlio. Buckley è la prima attrice irlandese a vincere in questa categoria, un traguardo importante.
Amy Madigan, a 75 anni, ha conquistato il premio come miglior attrice non protagonista per “Weapons”, diventando la seconda più anziana a vincere in questa categoria dopo Peggy Ashcroft. La sua vittoria è stata accompagnata da ringraziamenti commossi alla famiglia, in particolare al marito Ed Harris.
Questi riconoscimenti mostrano un’attenzione crescente verso ruoli femminili maturi e una valorizzazione di voci diverse nel panorama degli Oscar.
“Frankenstein” di Guillermo Del Toro ha raccolto premi per scenografia, costumi e trucco, mentre l’animazione coreana con “KPop Demon Hunters” ha fatto storia vincendo miglior film d’animazione e miglior canzone originale, la prima volta per un brano K-pop agli Oscar.
Il miglior film straniero è “Sentimental Value” di Joachim Trier, primo norvegese a ottenere il riconoscimento. Tra i documentari, “Mr. Nobody Against Putin” ha vinto per il racconto toccante della propaganda nelle scuole russe dopo l’invasione dell’Ucraina.
Nei corti live action si è registrato un raro ex aequo: “The Singers” e “Two People Exchanging Saliva”, quest’ultimo co-produzione italiana con Valentina Merli, unico premio italiano della serata.
Anche quest’anno gli Oscar non si sono sottratti ai temi politici. Javier Bardem ha mostrato un badge “No alla guerra” e ha lanciato un appello “Free Palestine” dal palco, portando una nota di coscienza sociale a una serata incentrata sul cinema.
Sul fronte artistico, la reunion delle attrici di “Le amiche della sposa” è stata uno dei momenti più gioiosi. L’In Memoriam, tra i più intensi degli ultimi anni, ha ricordato figure come Diane Keaton, Catherine O’Hara, Val Kilmer e Claudia Cardinale, oltre a personalità del cinema italiano come Giorgio Armani e Gianni Quaranta.
Non sono mancati però i dibattiti per alcune assenze eccellenti nella commemorazione, come Brigitte Bardot e Richard Chamberlain.
Due momenti particolarmente emozionanti hanno segnato la serata: Billy Crystal ha reso omaggio a Rob Reiner, regista recentemente ucciso, mentre Barbra Streisand ha dedicato a Robert Redford una vibrante esecuzione di “The Way We Were”, richiamando una delle collaborazioni più celebri del cinema.
Ecco la lista dei premi più importanti assegnati:
– Miglior film: Una battaglia dopo l’altro
– Miglior regia: Paul Thomas Anderson — Una battaglia dopo l’altro
– Miglior attore protagonista: Michael B. Jordan — I peccatori
– Miglior attrice protagonista: Jessie Buckley — Hamnet
– Miglior attore non protagonista: Sean Penn — Una battaglia dopo l’altro
– Miglior attrice non protagonista: Amy Madigan — Weapons
– Miglior sceneggiatura originale: Ryan Coogler — I peccatori
– Miglior sceneggiatura non originale: Paul Thomas Anderson — Una battaglia dopo l’altro
– Miglior film d’animazione: KPop Demon Hunters
– Miglior film internazionale: Sentimental Value
– Miglior colonna sonora originale: Ludwig Göransson — I peccatori
– Miglior canzone originale: “Golden” — KPop Demon Hunters
– Miglior fotografia: Autumn Durald Arkapaw — I peccatori
– Miglior montaggio: Andy Jurgensen — Una battaglia dopo l’altro
– Miglior scenografia: Tamara Deverell, Shane Vieau — Frankenstein
– Migliori costumi: Kate Hawley — Frankenstein
– Miglior trucco e acconciature: Mike Hill, Jordan Samuel, Cliona Furey — Frankenstein
– Miglior casting: Cassandra Kulukundis — Una battaglia dopo l’altro
– Miglior sonoro: Gareth John, Al Nelson, Gwendolyn Yates Whittle, Gary A. Rizzo, Juan Peralta — F1
– Migliori effetti visivi: Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon, Daniel Barrett — Avatar – Fuoco e cenere
– Miglior documentario: Mr. Nobody Against Putin
– Miglior cortometraggio documentario: All the Empty Rooms – Le stanze di chi non tornerà
– Miglior cortometraggio d’animazione: The Girl Who Cried Pearls
– Miglior cortometraggio live action : The Singers / Two People Exchanging Saliva
Questa edizione ha mostrato la ricchezza e la varietà del cinema di oggi, mettendo in luce nuovi talenti e interpreti di spessore, insieme a momenti di riflessione sociale e politica. Un promemoria di quanto il cinema resti uno specchio fedele del mondo in cui viviamo.
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