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Niko Pandetta nel mirino della DDA: videochiamate dai carceri per traffico di droga e affari milionari con i clan

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Redazione

Niko Pandetta, 35 anni, non è solo una voce popolare della musica neomelodica catanese. È anche il nipote di Salvatore “Turi” Cappello, un nome che pesa nella storia della mafia locale. Ora, il cantante si trova coinvolto in una nuova bufera giudiziaria. Quindici persone, lui compreso, sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip di Catania, nell’ambito dell’operazione “Abisso”. Dietro questa indagine c’è la Direzione Distrettuale Antimafia, con la Guardia di Finanza che scava a fondo nel presunto traffico di droga che avrebbe alimentato i clan Cappello-Bonaccorsi di Catania e quello di Santa Panagia a Siracusa. Intercettazioni, emergenze investigative e particolari finora sconosciuti rivelano un intreccio di criminalità difficile da ignorare.

Pandetta, intermediario in carcere per il traffico di droga con i clan di Siracusa

Secondo gli inquirenti, Pandetta avrebbe fatto da tramite nelle operazioni di spaccio, nonostante fosse già dietro le sbarre. Le autorità accusano il cantante di aver sfruttato i contatti con un altro detenuto per mantenere vivi i collegamenti con esponenti della cosca di Santa Panagia, nella provincia di Siracusa. Tra le prove più significative spuntano alcune videochiamate intercettate tra Pandetta e membri del clan Cappello-Bonaccorsi, a dimostrazione di quanto fosse attiva la sua rete di comunicazioni. Questi scambi mostrano come il traffico di droga venisse gestito anche con strumenti “invisibili”, come le videochiamate dalle carceri, un fenomeno in crescita che le forze dell’ordine tengono sotto stretto controllo.

Le intercettazioni sul carico di cocaina sequestrato: guadagni milionari e legami con la ‘ndrangheta

Dalle indagini emergono conversazioni che raccontano il flusso di droga e denaro. Spicca la figura di Antonio Vasta, anch’egli indagato, che manifesta preoccupazione per un grosso carico di cocaina, abbandonato in mare davanti a Catania e poi sequestrato dalla Guardia di Finanza. Si parla di circa due tonnellate di droga proveniente dalla Calabria, riconducibile alle cosche della ‘ndrangheta. Il valore stimato supera i 30 milioni di euro, una somma che avrebbe garantito il sostentamento di numerose famiglie legate ai clan. Le intercettazioni audio e video rivelano quanto i profitti del traffico fossero vitali per mantenere l’assetto economico e sociale dei gruppi malavitosi, sottolineando il peso delle rotte internazionali nella strategia mafiosa.

La condanna confermata e i nuovi guai in carcere per Pandetta

Pandetta sta già scontando una pena definitiva di quattro anni e cinque mesi per spaccio di droga ed evasione. Era stato arrestato il 19 ottobre 2024 a Milano, dopo che la Cassazione ha confermato la sentenza del Tribunale di Catania. Ma non è finita qui: il cantante è coinvolto anche in un’altra inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, che lo vede accusato di un presunto traffico illecito di telefoni cellulari e droga all’interno del carcere Pagliarelli. Dietro le sbarre, secondo gli investigatori, proseguirebbe un’attività criminale che rappresenta una piaga per il sistema penitenziario, dove alcuni personaggi chiave continuano a pilotare affari anche dall’interno.

Il caso del video di Baby Gang e le perquisizioni nel carcere calabrese

Il nome di Pandetta è tornato sotto i riflettori qualche mese fa, quando durante il concerto “One Day” – svoltosi tra l’1 e il 2 maggio 2025 alla Plaia di Catania – il trapper Baby Gang ha mostrato un video in cui compariva il cantante, ancora detenuto. Quel filmato ha acceso un polverone, scatenando un’indagine interna al penitenziario calabrese dove Pandetta era recluso. Su ordine della Procura e con la squadra mobile di Catania, la polizia penitenziaria ha perquisito la struttura, trovando diversi telefoni nascosti. Questi dispositivi sono considerati strumenti essenziali per le comunicazioni illecite tra detenuti e clan esterni, un problema che le forze dell’ordine seguono con attenzione. Il video ha aggravato la posizione di Pandetta e ha riportato alla luce le criticità legate al controllo delle carceri e alle infiltrazioni mafiose.

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