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Negoziati Usa-Iran a Lucerna: Vance al via per un accordo nucleare mentre Teheran conferma chiusura Hormuz e rifiuta cessione uranio

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Redazione

La base aerea di Emmen, a pochi chilometri da Lucerna, si è trasformata in un crocevia di potere e diplomazia. JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, è sbarcato in Svizzera per avviare negoziati cruciali con la delegazione iraniana. Sul tavolo, un tema delicatissimo: il futuro del programma nucleare iraniano e il consolidamento della tregua appena siglata. Al suo fianco, nomi di spicco come Jared Kushner e Steve Witkoff, mentre dall’altra parte della stanza spiccano le figure di Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, e Abbas Araghchi, ministro degli Esteri. L’aria è tesa, ogni parola pesata, ogni sguardo carico di aspettativa.

Negoziati blindati al Bürgenstock Resort, tra lusso e sicurezza

Sospeso sopra il lago dei Quattro Cantoni, il Bürgenstock Resort fa da cornice a questi difficili negoziati. L’hotel a cinque stelle, con una vista che toglie il fiato, è diventato il teatro delle discussioni. Come riportato dal Corriere della Sera, l’intera zona è strettamente sorvegliata dalla polizia cantonale svizzera, con misure di sicurezza al massimo livello per garantire che tutto proceda senza intoppi. Il complesso è riservato per almeno tre giorni, così da consentire la continuità degli incontri.

La mediazione vede anche figure internazionali di rilievo: il premier pakistano Shehbaz Sharif e il capo delle forze armate Asim Munir, due alleati fondamentali nei precedenti accordi e nei recenti cessate il fuoco. Anche il Qatar gioca un ruolo chiave, avendo contribuito alla stesura delle bozze e garantito la firma digitale dell’intesa firmata appena quattro giorni fa da Donald Trump e Masoud Pezeshkian. Non è la prima volta che questo resort svizzero si trova al centro di eventi internazionali, ma mai con un peso geopolitico così importante.

Prima di partire, JD Vance ha riassunto gli obiettivi statunitensi: “fare passi avanti concreti sulla questione nucleare e mantenere la calma in Libano, dove il cessate il fuoco sembra ‘davvero migliorato’ e le tensioni ‘molto più contenute’.”

Lo Stretto di Hormuz: una minaccia che incombe sulle trattative

Non c’è solo la diplomazia sul tavolo. A complicare il quadro, la recente minaccia dei Pasdaran, le Forze di Guardia Rivoluzionarie iraniane, che hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz in risposta a presunte violazioni degli Usa. Un segnale che mette a rischio il commercio mondiale e l’equilibrio nel Golfo Persico.

Secondo il Corriere della Sera, il comando centrale Khatam al Anbiya ha accusato Washington di non aver fatto abbastanza pressione su Israele per rispettare la tregua in Libano, denunciando un “massacro spietato” nel sud del Paese. Le Forze di Guardia hanno lanciato un chiaro avvertimento: “chiunque si avvicini allo Stretto rischia grosso.” Lo stesso monito è stato rilanciato dall’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, che ha consigliato al ministro Araghchi di evitare nuovi incontri con gli americani, escludendo ulteriori negoziati.

Da Teheran arriva anche una richiesta urgente: sbloccare 12 miliardi di dollari congelati per riavviare il commercio attraverso lo Stretto. La risposta americana è arrivata su due fronti. Donald Trump ha assicurato tramite Truth che per almeno 60 giorni non sarà imposto alcun pedaggio sul passaggio nello Stretto. Nel frattempo, il capitano Tim Hawkins, ufficiale del comando centrale Usa, ha chiarito che l’Iran non controlla effettivamente Hormuz e che il traffico navale nel Golfo Persico continua senza intoppi: solo ieri 55 navi hanno attraversato lo Stretto senza problemi.

La tensione resta alta. Mentre Lucerna ospita questi delicati negoziati sotto stretta sorveglianza, tutti gli occhi sono puntati sulla stabilità regionale e sulle conseguenze globali delle decisioni prese in questi giorni.

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