A Lussemburgo, ieri, il consiglio di amministrazione di Delfin ha preso una decisione destinata a scuotere le fondamenta di Mps. La holding della famiglia Del Vecchio ha scelto di appoggiare la lista di Plt Holding, che propone la rielezione di Luigi Lovaglio come amministratore delegato della banca senese. Ora, l’assemblea degli azionisti, in programma nelle prossime settimane, si profila come un vero e proprio duello, con interessi enormi e quote decisive in ballo. A svelarlo sono fonti finanziarie raccolte da Repubblica, mentre da Delfin arriva solo un secco no comment.
Delfin controlla il 17,5% di Mps, una quota che può far pendere la bilancia a favore della lista di Lovaglio. Il suo rappresentante, Matteo Erede, guiderà il voto del gruppo e potrebbe rovesciare gli equilibri in favore di Plt Holding. Dall’altra parte c’è la lista sostenuta dal cda uscente, che punta su Fabrizio Palermo, indicato come successore di Lovaglio. Palermo, amministratore delegato di Acea e consigliere di Generali per conto di Caltagirone, incarna lo scontro tra due grandi famiglie imprenditoriali italiane: i Del Vecchio e i Caltagirone.
Dietro questa scelta di Delfin c’è anche l’influenza della Banca centrale europea. La Bce aveva espresso malumore per l’esclusione di Lovaglio dalla rosa di candidati a inizio marzo, una decisione del cda che aveva fatto storcere il naso anche in Delfin, in particolare al presidente Francesco Milleri, da sempre vicino all’ex ad.
L’alleanza tra Delfin e Plt Holding ha attirato l’appoggio di fondi importanti come Blackrock e Norges, che insieme detengono quote significative . Non è però chiaro se parteciperanno al voto con tutta la loro percentuale. Plt Holding da sola ha l’1,2%, con l’appoggio di altri piccoli investitori.
Sul fronte opposto, la lista del cda uscente può contare sul 13,5% di Caltagirone e sul sostegno del fondo Vanguard. Mai prima d’ora la sfida per la guida di Mps era stata così accesa.
Non va dimenticato il ruolo di Banco Bpm, che detiene il 3,7% delle azioni. Il suo consiglio si è riunito senza arrivare a un’intesa, lasciando l’ultima parola al presidente Massimo Tononi e all’amministratore delegato Giuseppe Castagna. La loro scelta potrebbe essere decisiva in un contesto così incerto.
C’è poi una terza lista, sostenuta dal comitato dei gestori di Assogestioni, che potrebbe raccogliere qualche voto tra fondi italiani più piccoli, complicando ulteriormente i giochi.
La battaglia per la guida di Mps va oltre la banca senese. Mps ha infatti appena acquisito il controllo di Mediobanca, con una quota del 13,2% in Generali. La scelta del nuovo vertice di Mps avrà ripercussioni sulle strategie di due colossi del settore finanziario e assicurativo italiani.
Il nuovo management potrà influenzare le decisioni di Piazzetta Cuccia e la governance di Generali, società di primo piano a livello nazionale e internazionale. Questo rende l’assemblea di Mps un appuntamento cruciale, con effetti che si estenderanno ben oltre i confini della banca senese.
Con la tensione alle stelle e una partita che coinvolge grandi nomi e interessi importanti, l’appuntamento in assemblea si avvicina sotto i riflettori di mercato e operatori finanziari. La sfida tra Delfin e Caltagirone potrebbe segnare il futuro di Mps e, di riflesso, di una parte significativa della finanza italiana.
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