Un drone iraniano sorvola il Golfo Persico con l’immagine di Lamine Yamal, giovane talento del calcio spagnolo, ben visibile sul fianco. Nel frattempo, sul web circolano foto manipolate di Lionel Messi, ritratto accanto a simboli legati a Israele, create con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Non si tratta di casi isolati. I Mondiali 2026, che si terranno tra New York e altre città del Nord America, sono diventati un vero campo di battaglia mediatico. Sport e propaganda si intrecciano in un vortice di notizie, vere e false, alimentate da giochi di potere globali.
Il drone con Yamal: un messaggio carico di simboli
Il 21 luglio 2026 la Guardia della Rivoluzione Islamica iraniana ha pubblicato un video che mostra un drone Shahed pronto al lancio nel Golfo Persico, diretto verso basi militari americane. Sulla fiancata del velivolo spiccava un adesivo con il volto di Lamine Yamal, il giovane talento del Barcellona, accompagnato dalla bandiera palestinese e dalla scritta «I sostenitori di Palestina e Iran sono campioni del mondo».
Il richiamo non è casuale. Nel maggio precedente, durante la parata per il titolo di Liga, Yamal aveva sventolato una bandiera palestinese dal tetto dell’autobus scoperto, davanti a oltre 750mila persone a Barcellona. Il video, autentico, è stato diffuso dal canale iraniano Hamshahri con la didascalia: «Immagini della nazionale spagnola su un drone lanciato verso posizioni nemiche».
Il rilascio del filmato coincide con il 24° ciclo dell’operazione “Victory 2”, la risposta militare iraniana agli attacchi americani sul suolo iraniano. Mettere Yamal sul drone è un chiaro gesto di propaganda, che fonde sport e politica in un conflitto regionale più ampio. Il giovane calciatore diventa così un simbolo strumentalizzato per lanciare un messaggio politico destinato a un pubblico mondiale.
Fake news e manipolazioni digitali su Yamal e Messi
Dopo la finale del 19 luglio 2026, sono circolate online molte immagini di Yamal con simboli palestinesi, ma molte erano false, create con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Una foto molto diffusa mostrava Yamal inginocchiato con una kefiah palestinese, mentre l’originale lo ritraeva a braccia alzate e senza copricapo. Queste immagini false sono state rilanciate da account noti per diffondere disinformazione, come quello filorusso di Nicolai Lilin.
Un’altra immagine, con Yamal avvolto nella bandiera palestinese vicino al trofeo della Coppa del Mondo, è stata riconosciuta come creazione digitale, con watermark di OpenAI. Le foto vere, pubblicate dallo stesso giocatore, lo mostrano semplicemente con la maglia della Spagna e la scritta «Campeones», senza alcun riferimento politico.
Anche Messi è finito nel mirino di campagne disinformative. Alcuni post diffondevano teorie antisemite, sostenendo senza prove la sua origine ebraica o un presunto controllo volto a favorire Israele. Foto manipolate lo ritraevano insieme a Netanyahu con la maglia argentina, immagini che hanno raccolto migliaia di visualizzazioni. Le fake news hanno cercato di trasformare eventi sportivi in strumenti per alimentare l’antisemitismo, usando vecchie foto o creazioni digitali.
Finale Spagna-Argentina: una partita carica di significati politici
La finale del Mondiale 2026, il 19 luglio al MetLife Stadium di New York, è stata molto più di una partita di calcio. Da una parte la Spagna, con un governo critico verso Israele sin dal conflitto scoppiato il 7 ottobre 2023, arrivato quasi a boicottare la presenza israeliana al torneo. Dall’altra l’Argentina, guidata dal presidente Javier Milei, che si è definito «il politico più sionista» e ha annunciato di voler spostare l’ambasciata argentina a Gerusalemme, esprimendo forte sostegno a Netanyahu.
Tra il pubblico, personaggi influenti come Donald Trump, co-organizzatore dell’evento e vicino alle posizioni di Milei e Netanyahu. Così la partita è diventata uno scontro simbolico, un riflesso delle tensioni globali sul Medio Oriente e sulla politica internazionale.
Antisemitismo e complottismo online durante il torneo
Fin dall’inizio dei Mondiali 2026, gruppi come CyberWell hanno monitorato un’ondata di contenuti antisemiti e complottisti sui social. Post in inglese, arabo e francese hanno rilanciato falsità come la presunta dominazione della FIFA da parte di lobby ebraiche o la falsa idea che Messi sia «ebreo controllato». Sono tornati anche riferimenti ai Protocolli dei Savi di Sion, una bufala storica usata per sostenere teorie antisemite sul controllo ebraico nello sport e nell’intrattenimento.
Non sono mancate le manipolazioni di contenuti pubblici: per ore la pagina Wikipedia di un arbitro è stata modificata per attribuirgli origini ebraiche inesistenti. Immagini generate con l’intelligenza artificiale, come quella di Netanyahu con la maglia argentina, hanno ingannato migliaia di utenti prima di essere smentite. In realtà, Netanyahu non era presente negli stadi durante il torneo.
Questo fenomeno non è una novità: ripete schemi già visti ai Mondiali in Qatar 2022, con simili strategie di manipolazione politica e religiosa che interferiscono con il mondo dello sport.
Il calcio, veicolo di propaganda e disinformazione sulla causa palestinese
Le vicende che collegano calciatori famosi alla causa palestinese mostrano un quadro inquietante di manipolazioni. Dal 2023 a oggi, sono emersi numerosi video e foto falsi che diffondono messaggi politici usando volti noti dello sport. Come nel caso di Cristiano Ronaldo, il cui presunto sostegno alla Palestina è risultato un’invenzione: il video originale risale al 2016 e riguarda la Siria.
Anche presunte manifestazioni di calciatrici pro Palestina sono state smascherate come creazioni artificiali, con errori evidenti nelle immagini. Picchi di disinformazione hanno colpito tifosi di club come l’Atletico Madrid, dove sono circolate immagini false di gigantografie palestinesi sugli spalti, poi riconosciute come opere di intelligenza artificiale.
Perfino eventi politici, come donazioni di governi europei – quella norvegese per esempio – sono stati inseriti in modo artificiale nel racconto mediatico dei Mondiali, ribaltando fatti e date per costruire narrazioni sensazionalistiche.
Il calcio resta un mezzo potentissimo per diffondere messaggi politici, grazie alla sua enorme platea globale, all’emozione che suscita e alla rapidità con cui le notizie circolano sui social. Ma questa forza può trasformarsi in un’arma se non si sta attenti: serve vigilanza costante per evitare che lo sport diventi terreno fertile per la disinformazione internazionale.