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Milano 25 Aprile, Brigata Ebraica cacciata dal corteo per la stella di David: Fiano denuncia insulti shock

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Redazione

Quel 25 aprile a Milano ha rotto con ogni tradizione. Non era la solita festa di unità e memoria condivisa. Emanuele Fiano, volto noto del Pd e di Sinistra per Israele, ancora fatica a credere a quello che è successo: «Ci hanno cacciati dal corteo. Perché la stella di David sui nostri striscioni? Perché difendiamo il diritto dello Stato d’Israele e la Brigata ebraica a sfilare? Non lo so, chiedetelo a loro». Cinquant’anni di presenza ininterrotta a un tratto spazzati via da fischi e insulti, fino all’intervento della polizia che ha allontanato il gruppo. Una scena che ha lasciato sgomenta una comunità abituata a marciare insieme, nel segno della Resistenza e della libertà.

Brigata ebraica nel mirino: cosa è successo al corteo

Durante la manifestazione, la Brigata ebraica è stata circondata e insultata da manifestanti pro Palestina. Racconta lo stesso Fiano: «Ci hanno rivolto offese pesanti, la più umiliante è stata “siete solo saponette mancate”». Parole cariche di disprezzo che hanno rotto con la tradizione del 25 aprile milanese. Nei pressi di piazza San Babila, il gruppo è rimasto bloccato per più di mezz’ora, in mezzo a una tensione che è cresciuta rapidamente.

Tra i presenti, anche Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre, sorvegliato dalle forze dell’ordine, ha richiamato l’attenzione su un momento delicato. Testimone della memoria storica e della lotta antifascista, la sua presenza ha sottolineato la portata dell’incidente. L’intero corteo ha vissuto un clima pesante, con gli altri partiti della coalizione costituzionale schierati insieme a difesa della libertà di espressione e della memoria antifascista.

Dietro le tensioni: slogan contro l’Iran e un contesto politico acceso

Non si trattava solo di simboli o ricordi storici. La Brigata ebraica aveva portato cartelli che accusavano il regime iraniano di terrorismo, una provocazione che ha scatenato le reazioni degli attivisti pro Palestina, che hanno provato a deviare il percorso previsto del corteo. Con loro c’erano anche rappresentanti dell’Associazione Italia-Iran, con bandiere dell’Iran prima della rivoluzione del 1979, a rafforzare un messaggio critico verso l’attuale regime.

La polizia, con la celere, è intervenuta per contenere gli scontri e evitare che la situazione degenerasse. Ma il blocco e le contestazioni hanno segnato profondamente la giornata, mettendo a nudo la complessità delle rivendicazioni e dei conflitti che si intrecciano nel ricordo della liberazione.

Le reazioni politiche: Fiano e Marattin commentano il corteo

Le proteste contro la Brigata ebraica non sono passate inosservate. Fiano ha espresso chiaramente il suo disappunto per la decisione delle autorità: «Siamo stati allontanati dal corteo, è un fatto grave». Ha ribadito l’importanza di difendere i diritti e la libertà di tutti, denunciando la presenza di estremisti che vogliono una libertà a senso unico.

Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, ha offerto una sua chiave di lettura: «Oggi il fascismo ha la bandiera rossa», riferendosi a gruppi diversi per simboli ma uguali nei metodi, che usano intimidazioni e violenze. Per Marattin, lo schema è chiaro: «Attaccano gli ebrei e aggrediscono chi la pensa diversamente». Le sue parole riflettono la preoccupazione diffusa per una situazione che mette a rischio la convivenza civile e la libertà di parola nelle piazze italiane.

Il 25 aprile a Milano lascia un’eredità pesante, fatta di domande e problemi da affrontare. Le tensioni emerse mostrano quanto sia difficile trovare un terreno comune, con molte forze che cercano di imporre narrazioni spesso in contrasto. Nei prossimi giorni sarà fondamentale avviare un confronto serio per mantenere viva la memoria senza rinunciare al dialogo e alla pluralità delle idee.

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