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Milano, 22enne sfregiata in metro: «Mi ha rovinato la vita, come uscirò con questa faccia?»

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Redazione

«Mi ha rovinato la vita», ripete con la voce rotta, la giovane milanese di ventidue anni. Era sulla banchina della metro Duomo quando un coltello ha tracciato un segno indelebile sul suo volto. Un attimo, un gesto brutale che ha cambiato per sempre il suo destino. Milano, città pulsante e affollata nel 2024, si è fermata davanti a una violenza così cruda. Lei, davanti allo specchio, fatica a riconoscersi. Quella ferita, però, parla anche di coraggio, di sacrifici, di una ragazza arrivata dall’altra parte del mondo con il solo desiderio di costruirsi un futuro.

Aggressione choc nella metropolitana: il racconto della vittima

Era un giorno come tanti, o forse no. Dopo il lavoro, la ragazza stava camminando con un’amica dalla fermata Duomo verso la stazione Centrale. Davanti a loro c’era Mohammed Saidi, 27 anni, di origine algerina. Senza alcun motivo, lui ha iniziato a insultarla. «Che cazzo guardi?», le ha urlato. Lei nega persino di averlo fissato, ma la rabbia dell’uomo è cresciuta rapidamente, accompagnata da insulti pesanti, tra cui frasi come «puzza di…». La situazione è degenerata in pochi minuti: un pugno in faccia, la minaccia di chiamare la polizia. Poi Saidi ha tirato fuori un coltello e l’ha colpita, dal naso al collo. La ragazza non ha avuto modo di reagire, nessuna provocazione da parte sua, solo la furia cieca dell’aggressore. I medici dicono che la ferita potrebbe lasciare una cicatrice permanente, una ferita che segnerà la sua vita per sempre. Gli inquirenti parlano di «violenza inaudita che ha leso la dignità umana», sottolineando la brutalità del gesto.

Una vita segnata da sacrifici: la storia della giovane vittima

La ragazza è nata e cresciuta a Meknes, in Marocco, ed è arrivata a Milano tre anni fa con il sogno di costruirsi un futuro dignitoso. È venuta in Italia con pochi mezzi, senza nessun aiuto né famiglia vicina, e ha passato mesi dormendo in strada. Le opportunità sono sempre state poche, ma non si è mai arresa. Ha fatto diversi lavori: barista, addetta alle pulizie, badante, parrucchiera, cercando di mettere insieme qualche soldo per vivere e aiutare la madre malata di cuore rimasta a casa. Ora vive in via Padova, pagando 400 euro al mese per un posto letto, una spesa che ora rischia di non poter più sostenere dopo l’aggressione e le difficoltà che ne sono derivate. La ferita non è solo quella sul volto: c’è la paura di perdere la casa e di non poter più mantenere la famiglia lontana, con la madre che soffre per problemi di salute.

Arresto convalidato: aggressore in carcere per sfregio permanente

Il 12 luglio 2024 il giudice per le indagini preliminari ha confermato l’arresto di Mohammed Saidi, trasformandolo in custodia cautelare in carcere con l’accusa di sfregio permanente. L’aggravante è stata riconosciuta per le «motivazioni futili» e per la «pericolosità sociale evidente» dimostrata dall’uomo. Il gip ha sottolineato la totale mancanza di controllo della rabbia da parte di Saidi e la spregiudicatezza con cui ha inferto una ferita grave a una donna inerme. La vittima non ha opposto resistenza, se non un disperato tentativo di evitare ulteriori violenze. Il giudice ha evidenziato come la colluttazione sia stata solo un tentativo di difesa e non certo una provocazione. La misura cautelare tiene conto anche del concreto rischio che Saidi possa ripetere il reato o tentare la fuga.

Aggressore nega tutto: indagini ancora aperte

Interrogato nel carcere di San Vittore, Saidi ha negato ogni responsabilità, arrivando a sostenere che la ragazza si sarebbe ferita da sola con la fibbia metallica della sua borsetta durante la colluttazione. Una versione che gli investigatori giudicano poco credibile. La gravità e la natura delle ferite non tornano con questa spiegazione. Durante l’interrogatorio, l’uomo si è mostrato ostile e aggressivo, cercando di capovolgere la dinamica dei fatti. Al momento, come ha spiegato la sua avvocata Mara Bracco, sono in corso ulteriori accertamenti per fare luce su ogni dettaglio. Saidi ha chiesto il rimpatrio, ma resta in carcere a Milano, sotto stretta sorveglianza. Gli inquirenti monitorano la situazione per evitare rischi alla sicurezza pubblica.

Una ferita che segna Milano e che ha messo una giovane donna davanti a una battaglia quotidiana, non solo contro le cicatrici visibili, ma anche contro una vita difficile e una violenza che lascerà un segno dentro e fuori.

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