Maturità 2026: solo una traccia su sette dedicata a donne, analisi del testo senza autrici da 27 anni scuote i social

Da 27 anni, l’esame di maturità ignora completamente le voci femminili nell’analisi del testo. L’elenco delle tracce ministeriali, anche per il 2026, è popolato soltanto da autori uomini. Non è un caso isolato: generazioni di studenti si trovano a studiare quasi esclusivamente autori maschi. Questa esclusione sistematica ha riacceso le polemiche, soprattutto sui social, dove si denuncia una carenza evidente di donne nella letteratura proposta a scuola.

Tracce tutte al maschile: i numeri di una scelta che non cambia

Dal 1999 a oggi, l’analisi del testo proposta agli studenti di quinta superiore ha quasi sempre privilegiato autori uomini. Per la prova del 2026, i nomi scelti sono Cesare Pavese e Vitaliano Brancati, entrambi autori maschi. Non si tratta certo di un caso isolato, ma di un trend consolidato da decenni. Giuseppe Ungaretti, per esempio, è uno degli scrittori più frequenti, con ben cinque apparizioni in ventisette anni. In quasi trent’anni, nessuna donna è mai stata scelta per questa specifica prova.

Un dato che fa riflettere riguarda anche le sette tracce totali di italiano previste: di solito, al massimo una sola donna è presente. Quest’anno l’unica autrice è la giornalista tedesca Wenke Husmann, con un articolo tradotto dalla rivista Internazionale inserito nella tipologia C. La scarsa rappresentanza femminile non riguarda quindi solo l’analisi del testo, ma si estende all’intero quadro delle tracce, sottolineando un divario culturale che il ministero non sembra colmare.

Le critiche al ministero e le parole di chi parla chiaro

Non sono mancate le reazioni, spesso nette e appassionate, pronte a mettere in luce il problema della disparità di genere nelle tracce di maturità 2026. Enrico Galiano, docente e scrittore, ha condiviso un post che ha fatto molto rumore sui social. Galiano ha sottolineato come “sette tracce, sei uomini e una donna” sia un bilancio troppo sbilanciato. Ha poi spiegato che questo squilibrio limita la varietà di punti di vista offerti agli studenti, e che “il modo in cui vediamo il mondo passa anche attraverso chi ce lo racconta.” Insomma, scegliere solo autori uomini vuol dire offrire una visione parziale della realtà.

Anche Neria De Giovanni, presidente dell’Association Internationale des Critiques Littéraires, ha espresso un giudizio severo sul programma ministeriale. Ha ricordato il valore delle scrittrici italiane, troppo spesso ignorate. “Grazia Deledda, l’unica italiana a vincere il Nobel per la Letteratura nel 1926, continua a non essere presente nei programmi scolastici,” ha detto De Giovanni, sottolineando quanto meriterebbe più spazio. Il suo intervento si è chiuso con una battuta amara, sperando che la maturità 2027 porti più “Grazia”, cioè più donne nelle tracce d’esame.

Il patrimonio delle grandi donne della letteratura italiana ignorato

Tra le critiche, molti hanno fatto notare l’esistenza di un ricco patrimonio letterario femminile, spesso dimenticato nelle scelte ministeriali. Il 2026 segna il centenario del Nobel a Grazia Deledda, un’occasione perfetta per rimettere in luce la sua opera nei programmi scolastici. Poi ci sono Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Sibilla Aleramo: solo alcune delle grandi scrittrici del Novecento italiano che hanno lasciato un segno profondo e che potrebbero arricchire la preparazione degli studenti.

La loro assenza pesa come un vuoto, una mancanza che priva gli esami di diversità e di nuovi punti di vista. Questi autori e autrici hanno raccontato la società e la cultura italiana in modo fondamentale, ma spesso restano ai margini quando si decide cosa proporre ai giovani. La scelta di escludere le scrittrici dai programmi ministeriali fa pensare a quali chiavi di lettura del nostro patrimonio culturale si vogliano davvero offrire alle nuove generazioni.

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