Nel silenzio polveroso degli archivi del convento di San Marco, a Firenze, è riemersa una ricetta dimenticata da oltre un secolo. Un foglio ingiallito racconta di un elisir tonico, fatto con foglie di coca boliviana e noci di cola. Quegli stessi ingredienti che, decenni dopo, avrebbero dato vita alla celebre Coca-Cola americana. Un ritrovamento sorprendente, che svela come i frati del convento mescolassero tradizione e ingredienti esotici per creare rimedi dal sapore e dall’effetto unici.
È stato padre Manuel Russo, rettore del convento, a trovare questo documento durante un riordino degli archivi della farmacia di San Marco, attiva dal 1450. Il foglio, fragile e senza data, è stato datato al XIX secolo, un’epoca in cui i frati importavano prodotti dall’estero grazie ai missionari. L’involucro porta il logo originale della farmacia e un elenco dei prodotti più venduti, segno di un’attività vivace e attenta alla qualità.
Sul retro si legge la ricetta di un «elisir vinoso ricostituente», che prevedeva 10 grammi di foglie di coca boliviana e 30 grammi di noce di cola, miscelati con vino. Il tonico veniva consigliato per rinvigorire il corpo e la mente, soprattutto dopo malattie o stanchezza. Questi ingredienti, oggi noti per le loro proprietà stimolanti, erano allora inseriti in un contesto farmaceutico e religioso ben preciso.
La scoperta più sorprendente è la somiglianza tra questa ricetta fiorentina e quella del farmacista americano John Stith Pemberton, che nel 1886 inventò la Coca-Cola, un tonico a base degli stessi estratti di coca e noce di cola. Pur con differenze nella preparazione e nelle dosi, il legame tra i due preparati è evidente. Tuttavia, non ci sono prove che i frati di San Marco abbiano influenzato Pemberton.
Nel XIX secolo, l’uso della foglia di coca in rimedi tonici era piuttosto comune in Europa, quindi non sorprende che più farmacie avessero ricette simili. La storia ufficiale attribuisce comunque a Pemberton l’invenzione indipendente della celebre bevanda.
Il convento di San Marco, fondato nel 1436, ospita una delle farmacie più antiche di Firenze, voluta da Sant’Antonino. Padre Manuel Russo spiega che la farmacia non solo curava la comunità ma era anche un centro commerciale di prodotti farmaceutici, con ricette tramandate nei secoli.
Tra le specialità più note c’è l’alchermes, apprezzato anche da figure come Lorenzo il Magnifico. L’elisir vinoso veniva venduto a prezzi popolari, tra 2 e 6 lire, equivalenti a pochi centesimi oggi, segno di una buona diffusione. Anche se dal 1995 la farmacia ha cambiato sede, resta un punto di riferimento nel cuore di Firenze, custode di una lunga tradizione.
Nel XIX secolo, foglie di coca e noci di cola erano usate in molte preparazioni toniche in Europa. In Italia, Francia e Spagna si producevano sciroppi simili, ognuno con le sue varianti. Lo sciroppo Kola Coca, nato in Spagna nel 1885, è un esempio di queste ricette coeve o alternative alla futura Coca-Cola.
Questi prodotti sfruttavano le proprietà stimolanti degli estratti vegetali, spesso mescolati con alcol o vino. A fine Ottocento la sperimentazione farmacologica cercava rimedi per combattere l’affaticamento fisico e mentale, confermando la popolarità di ingredienti che oggi sorprendono per il loro legame con una bevanda commerciale globale.
Gli archivi di San Marco ci offrono così uno scorcio prezioso su questa storia, mostrando come una tradizione farmaceutica nata in un contesto religioso fosse aperta a influenze lontane e a nuove idee terapeutiche.
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