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Iran lancia video di propaganda in stile Lego con Trump, Epstein Files e il crollo delle Borse: la guerra mediatica nel Medio Oriente

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Redazione

Un video con personaggi in stile Lego sta facendo il giro del mondo, scatenando dibattiti accesi. Nel mezzo di un conflitto che non dà tregua al Medio Oriente, la tv iraniana ha scelto un linguaggio insolito: mattoncini colorati e animazioni semplici, ma con un peso politico enorme. Dietro quella grafica apparentemente innocua, si cela una potente strategia di propaganda, costruita per modellare l’opinione pubblica e spingere a una certa narrazione. È la dimostrazione che la guerra oggi si combatte anche — e forse soprattutto — nelle immagini, lontano dalle armi e dai campi di battaglia.

Propaganda in Lego: l’arma nuova contro Usa e Israele

Il video è stato prodotto dall’istituto statale iraniano Revayat-e Fath e mandato in onda dalla televisione pubblica iraniana subito dopo gli attacchi del 28 febbraio 2024, un momento che ha segnato una forte escalation del conflitto. La storia si sviluppa con animazioni fatte di pezzi Lego, un contrasto evidente con la violenza reale di cui parla. Appaiono versioni giocattolo di Donald Trump, Benjamin Netanyahu e persino del diavolo, protagonisti di una scena che punta a lanciare un messaggio di condanna e accusa. Non ci sono dialoghi, la narrazione passa tutta per immagini, con simboli forti e immediatamente riconoscibili, capaci di scatenare una reazione emotiva.

Tra i dettagli più evidenti c’è un album intitolato “Epstein files”, chiaro riferimento agli scandali legati all’ex presidente americano, usato per insinuare una rete di colpe e crudeltà. Il momento chiave arriva quando Trump preme un pulsante rosso, simbolo dell’avvio di una guerra che colpisce senza distinzioni, rappresentata dall’attacco a un’aula scolastica. Qui bambine con il velo rosa ascoltano la loro insegnante scrivere alla lavagna la frase “La mia patria è la mia vita”. L’immagine è forte: la violenza non risparmia nemmeno i più piccoli. Il video si sofferma su dettagli che fanno male, come uno zaino rosa abbandonato tra le macerie.

La risposta iraniana e la guerra social che fa spettacolo

Il video continua mostrando come la tristezza si trasformi in rabbia. Un funzionario iraniano, sempre in versione Lego, raccoglie lo zaino perso e dà il via a una reazione dura delle Guardie Rivoluzionarie. Tutto accompagnato da una colonna sonora patriottica che spinge sul sentimento di rivalsa. Le azioni sembrano un racconto epico: gli interessi di Stati Uniti e Israele colpiti in più punti del Medio Oriente, mettendo in scena una guerra che è anche simbolica e propagandistica.

Il video ha girato molto su Meta e X, raccogliendo decine di migliaia di visualizzazioni e commenti. È il segno di una strategia mediatica studiata a tavolino. Oggi la guerra non si combatte solo con le armi, ma anche con video animati e storie visive pensate per conquistare consensi o alimentare ostilità. Nel quadro più ampio del conflitto, la propaganda diventa uno strumento fondamentale per costruire alleanze e giustificare mosse militari.

Simboli e messaggi dietro i mattoncini

Il pulsante rosso che Trump preme nel video richiama subito l’idea di una possibile escalation nucleare o bellica, un rischio che può sfuggire di mano. Il riferimento agli “Epstein files” serve a mettere in cattiva luce i vertici americani, associandoli a scandali e comportamenti moralmente discutibili. La scelta di mostrare una scuola con bambine è chiara: si vuole suscitare empatia per la popolazione civile e mettere in evidenza i danni collaterali della guerra.

Il video si inserisce in un filone più ampio di propaganda legata al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. A un messaggio virale della Casa Bianca, dove musica dance e immagini di bombardamenti si mescolavano quasi con leggerezza, l’Iran risponde con un prodotto che, pur usando l’animazione giocattolo, trasmette un messaggio di accusa e reazione forte. Questo scambio di video aggressivi sui social mostra come le tensioni non si limitino più al campo di battaglia, ma coinvolgano anche la percezione pubblica nel mondo.

L’uso di un mezzo così insolito — giocattoli e animazione per parlare di guerra e morte — crea un effetto sorpresa immediato, capace di coinvolgere un pubblico più vasto, soprattutto tra i più giovani. Il potere delle immagini e dei simboli resta decisivo nel costruire storie diverse sul conflitto, confermando quanto la comunicazione sia diventata un terreno fondamentale nella guerra moderna.

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