Taglio netto di InvestCloud a Marghera: 37 posti di lavoro cancellati nonostante il fatturato in crescita
A Marghera, nel cuore pulsante del distretto veneziano, InvestCloud ha appena annunciato un taglio netto: 37 posti di lavoro cancellati tra impiegati, quadri e dirigenti. Eppure, il fatturato dell’azienda cresce, e non di poco. La multinazionale hi-tech punta tutto sull’intelligenza artificiale, sostituendo persone con algoritmi. È un colpo duro per il territorio, che si trova spiazzato davanti a un paradosso: più soldi, meno lavoratori. Un segnale chiaro delle tensioni tra innovazione tecnologica e mercato del lavoro, che scuote il modello tradizionale e apre una nuova fase di incertezza.
Licenziamenti e giustificazioni: la versione di InvestCloud Italy
La comunicazione è arrivata ai sindacati nei giorni scorsi, con una lettera che ha anticipato la notizia ai 37 dipendenti coinvolti: 29 impiegati, 7 quadri e un dirigente. La sede italiana, a Marghera, ha ricevuto la notifica tramite Federmeccanica e Confindustria Veneto Est. InvestCloud parla di una “trasformazione organizzativa dovuta all’evoluzione tecnologica”. In sostanza, il modello con team locali che sviluppano prodotti su misura non regge più: è “strutturalmente anti-economico e inefficiente” di fronte alle nuove esigenze. Così, l’azienda decide di cancellare completamente la forza lavoro italiana. Il messaggio è chiaro: anche se il business va bene, serve un cambio radicale nella struttura operativa.
Fatturato in crescita, ma l’azienda scommette sull’automazione
Di solito i tagli arrivano quando le cose vanno male, qui invece i dati dicono altro. Il bilancio 2024, come riporta Repubblica, parla di un utile netto sopra i 500 mila euro e un fatturato che sfiora i 10 milioni, con una crescita superiore al 60% rispetto all’anno prima. Ogni lavoratore genera più di 248 mila euro di ricavi, un segno di efficienza e redditività. Eppure, l’azienda sostiene che la sede veneziana non sia più sostenibile, perché il modello locale risulta troppo dispersivo e lento. La soluzione? Eliminare tutti i ruoli attuali e sostituirli con una piattaforma smart centralizzata basata sull’intelligenza artificiale.
Il salto verso la piattaforma unica: perché cambia tutto
InvestCloud spiega che il settore dei servizi finanziari digitali sta correndo verso l’adozione di sistemi di intelligenza artificiale che ottimizzano tempi e costi. Prima, gruppi locali di sviluppatori adattavano i prodotti per ogni cliente, ma questo causava duplicazioni e ritardi. Ora la novità è una piattaforma intelligente, unica e centralizzata, che automatizza la gestione. Questo stravolgimento significa tagliare fuori figure qualificate come sviluppatori e programmatori, sostituendole con sistemi basati su IA. L’obiettivo è ridurre i tempi di lancio e migliorare la scalabilità, eliminando sprechi e ritardi. Il cambiamento riguarda anche i progetti già in corso e coinvolge tutta la filiale italiana.
Tagli anche fuori dall’Italia: la strategia globale di InvestCloud
I licenziamenti a Marghera non sono un caso isolato. Negli ultimi mesi la multinazionale americana ha ridotto organici anche a Singapore, Londra e nella sede principale di Los Angeles. La strategia è chiara: concentrare competenze e sviluppo tecnologico in pochi centri globali, puntando sull’automazione e riducendo il personale sul posto. Le attività di sviluppo cloud e le dimostrazioni tecnologiche, prima affidate a team dedicati, passeranno a sistemi di intelligenza artificiale. Ma chi ha lavorato lì sottolinea che l’IA non è ancora in grado di svolgere tutto da sola. Un ex dipendente ha detto a La Stampa che “la mano umana resta fondamentale”, mettendo in dubbio la completa sostituibilità delle competenze umane nel settore.
Sindacati in allarme: il futuro del lavoro tecnologico è a rischio
La decisione di InvestCloud ha scatenato subito la reazione dei sindacati locali. I lavoratori si stanno organizzando in assemblee per discutere con la dirigenza. Michele Valentini, segretario generale della Fiom Cgil di Venezia, parla di una crisi industriale “diversa dal solito”: il problema non sono i prodotti, ma la sensazione che la tecnologia renda i lavoratori superflui. Matteo Mansiero della Fim Cisl chiede nuove regole e tutele per evitare che casi come questo diventino la norma nel settore tech. La paura è che Marghera possa essere un anticipo di un trend globale, con pesanti conseguenze su professionalità e posti di lavoro. Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe far sparire decine di milioni di posti di lavoro, anche se allo stesso tempo ne creerà di nuovi. Per chi lavora, però, il futuro resta tutto da scrivere.





