Alcuni farmaci comunemente usati, come ad esempio l’Ibuprofene, possono innescare effetti avversi quasi mortali, come al sindrome di Steven-Johnson.
Sappiamo che i medicinali non sono mai sicuri al 100%, perché un soggetto anche sano può subire effetti indesiderati, da lievi a gravissimi e persino letali. È bene ricordarlo perché spesso si tende a credere che assumere determinate medicine non comporti alcun rischio.
In realtà, nei bugiardini (i foglietti illustrativi) sono elencate tutte le controindicazioni note, e qualsiasi farmaco, anche quelli più utilizzati perché molto sicuri, può comunque causare reazioni e danni a un soggetto.
Scendendo nello specifico va segnalato che di recente ad alcune giovani donne è stata diagnosticata la sindrome di Stevens-Johnson (SJS), manifestata dopo l’assunzione di “normali” medicinali, come l’ibuprofene o lamotrigina, ma va detto che la sindrome compare (almeno nella metà dei casi) dopo l’assunzione di sulfamidici e altri antibiotici, farmaci anticonvulsivanti come la fenitoina e la carbamazepina, e certi altri farmaci come il piroxicam o l’allopurinolo, come ricordano gli esperti.
Nessuno penserebbe mai che, dopo aver assunto un “banale” antinfiammatorio possa manifestarsi una terribile sindrome che dà effetti gravissimi e invalidanti.
La sindrome di Stevens-Johnson e la necrolisi epidermica tossica sono spesso causate da farmaci, e i sintomi possono comparire subito o entro 3 settimane dall’assunzione del medicinale. Inizialmente la sintomatologia è simile a quella innescata dalla comune influenza, ma è importante saper riconoscere le differenze, perché la SJS comporta danni gravissimi, spesso fatali.
Le persone a cui è stata diagnosticata, infatti, parlano come di una ustione che parte dall’interno del corpo, e che alla fine si manifesta anche all’esterno, con vesciche, abrasioni e lesioni sulla pelle di tutto il corpo. Infatti chi soffre della sindrome viene ricoverato nel reparto ustionati e a seconda della gravità del caso deve sottoporsi a numerosi interventi chirurgici, atti a ricostruire organi interni e tessuti “bruciati” e danneggiati da gravi ulcere.
Le vesciche possono interessare varie parti del corpo, come le membrane mucose del cavo orale, degli occhi, della vagina, ma anche dell’apparato digerente e delle vie respiratorie e urinarie.
Come detto, inizialmente la sindrome sembra una comune influenza, ma poi cominciano ad emergere eruzioni cutanee rosso-violacee che si diffondono in varie parti del corpo, formando vesciche. Senza un trattamento adeguato e tempestivo, i danni possono essere irreversibili e talvolta anche fatali.
«Non sono incinta». Giorgia Soleri ha deciso di mettere subito in chiaro una cosa, dopo…
Nel cuore dell’Iraq degli anni ’90, una torta diventa simbolo di un’epoca fatta di fame,…
Due giorni intensi, il 21 e 22 marzo, su Canale 5: Verissimo torna a riempire…
Domenica 22 marzo, alle 19:30, il NOVE si prepara a una serata speciale con Che…
Nel cuore di Pompei, tra pietre antiche e silenzi che parlano, si respira ancora l’eco…
Il Lingotto si prepara a vivere giorni di fermento come non mai: dal 14 al…