Sono passati 76 giorni da quando il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha preso fuoco. Bernie Sanders, senatore democratico del Vermont, non ha esitato a puntare il dito contro Donald Trump, definendo quella guerra illegale e devastante. Ma il suo attacco va oltre il semplice scontro politico. Sanders descrive un’America in crisi profonda, dove i giovani faticano a trovare stabilità in un’economia traballante e una società sempre più divisa.
Secondo lui, la politica ha perso il contatto con la realtà di chi ogni giorno lotta per arrivare a fine mese o per pagare le cure mediche. Eppure, queste difficoltà vengono sistematicamente ignorate, sacrificate sull’altare di un’immagine di prosperità falsa e fuorviante. Solo affrontando queste verità si può sperare di cambiare davvero rotta, mettendo in discussione chi – come Trump – rappresenta interessi oligarchici radicati.
Bernie Sanders non ha dubbi su chi sia il vero responsabile della crisi sociale interna: «L’1% della popolazione possiede più ricchezza del restante 93%». Un gruppo ristretto, con nomi come Elon Musk, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg, che detiene un potere economico e politico senza precedenti. Un potere che allarga sempre più il divario tra ricchi e poveri e spinge verso derive autoritarie.
Sanders non risparmia l’ex presidente Trump, considerandolo parte integrante di questo sistema. Secondo lui, Trump si appoggia a queste élite per portare avanti una politica che non tutela gli interessi della maggioranza, ma solo quelli delle minoranze più abbienti. Un meccanismo che, a suo avviso, mina le fondamenta della democrazia e esaspera le tensioni sociali già forti nel Paese.
Il senatore democratico guarda con preoccupazione anche al ruolo di Trump nel conflitto mediorientale. Per Sanders, insieme a Netanyahu, l’ex presidente ha scatenato una guerra incostituzionale e illegale, paragonabile per gravità alla guerra di Putin in Ucraina. Un conflitto che ha gettato il mondo nel caos, ignorando i principi base del diritto internazionale.
Sanders critica duramente come Washington sta gestendo la situazione: enormi risorse sono spese per alimentare il conflitto, mentre milioni di persone soffrono per la mancanza di cibo e medicine. Quei soldi, dice, dovrebbero servire a garantire assistenza, non a prolungare una spirale di violenza senza fine.
Sulla situazione in Israele, Sanders traccia un netto confine tra ieri e oggi. In passato, il Paese era visto come una società liberale. Oggi, secondo il senatore, Netanyahu ha stravolto quel modello, guidando un governo di destra con tratti razzisti. Sanders riconosce la gravità dell’attacco di Hamas, che ha provocato circa 1.200 vittime civili e il rapimento di ostaggi.
Israele aveva il diritto di difendersi, ma l’escalation seguita ha trasformato il conflitto in una guerra totale contro Gaza, colpendo anche donne e bambini. Sanders denuncia queste azioni come violazioni del diritto internazionale e invoca un intervento che rispetti la dignità umana e punti a una soluzione pacifica, non a una distruzione indiscriminata.
Nel suo discorso, Sanders non dimentica i temi umanitari globali, a partire dal trattamento dei migranti. Esprime apprezzamento per le parole di Papa Leone, che ha sottolineato l’importanza di riconoscere dignità e rispetto a queste persone. Valori che, secondo il senatore, dovrebbero guidare non solo la politica americana, ma anche quella internazionale.
A breve Sanders sarà in Italia per incontrare Elly Schlein, leader del Partito Democratico. L’obiettivo è richiamare l’attenzione dell’Europa sulle difficoltà della classe lavoratrice. Una priorità, dice Sanders, fondamentale per affrontare le crescenti sfide sociali che colpiscono famiglie sia in America sia in Europa, e per costruire una politica più giusta e inclusiva.
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