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Guerra Israele-Gaza, Telegram blocca i canali di Hamas. Le ragioni

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Federica Giovannetti

La piattaforma ha deciso di oscurare gli account usati per fare propaganda e reclutare nuove leve. Dall’inizio del conflitto, il movimento palestinese ha più che triplicato gli iscritti, passati da 200mila a 700mila

 

Gli account Telegram associati o gestiti direttamente da Hamas fanno numeri da star di TikTok e così la società fondata da Pavel Durov è corsa ai ripari. Dopo X, Google e Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, anche la piattaforma di messaggistica istantanea ha messo al bando il movimento palestinese che il 7 ottobre ha sferrato un’offensiva senza precedenti contro Israele, innescando un conflitto sanguinoso con lo Stato ebraico.

Il primo a finire nel mirino è stato uno dei canali principali gestiti dalle Brigade al-Qassam, il braccio armato di Hamas, che in venti giorni ha più che triplicato i propri iscritti, passati da 200mila a 700mila. Se questo e altri account non sono più accessibile agli utenti, molti altri restano attivi, segnala la Cnn.

La stretta di Telegram – da sempre strumento privilegiato tanto dei dissidenti dei regimi totalitari quanto dei gruppi terroristici per via delle sue regole di moderazione dei contenuti molto flessibili – mette a tacere uno dei principali canali di propaganda pro-Hamas dall’inizio della guerra.

Gli utenti che cercano i gruppi ora bloccati si imbattono nello stesso avviso: “Questo canale non può essere visualizzato”. Il giro di vite riguarda sia i dispositivi con sistema operativo Android sia quelli che usano iOS. L’emittente americana ha chiesto a Google e Apple se la stretta sia arrivata dopo pressioni fatte su Telegram, la cui applicazione può essere scaricata gratuitamente dai negozi online dei due colossi tecnologici.

Un portavoce del primo ha fatto sapere che le politiche del loro store richiedono agli sviluppatori di moderare i contenuti, inclusi i discorsi sul terrorismo, e che Google intraprende azioni appropriate quando rileva violazioni. La società guidata da Tom Cook invece non ha fornito per ora alcuna riposta.

Hamas su Telegram: propaganda e reclutamento

Le restrizioni arrivano dopo che Telegram è finita sotto i riflettori per aver consentito al movimento palestinese che controlla la Striscia di Gaza di continuare a fare proseliti sull’applicazione. Anche l’Unione europea ha espresso preoccupazione per i contenuti che circolano sulla piattaforma.

Il balzo nel numero degli iscritti registrato dagli account Telegram di Hamas ha attirato l’attenzione dei servizi di intelligence di mezzo mondo. Si ritiene che la piattaforma venga usata dai miliziani palestinesi non solo per radicalizzare e reclutare nuove leve ma anche per impartire ordini sugli attacchi contro obiettivi israeliani.

Telegram | Foto by Yuri Samoilov licensed under CC 2.0 (Creative Commons Attribution 2.0)

 

Durov, imprenditore di origini russe che nel 2013 ha fondato la società con sede a Dubai e circa 800 milioni di utenti nel mondo, appena una decina di giorni fa in un’intervista alla Cnn si è detto dispiaciuto del fatto che il suo servizio venga usato da organizzazioni fondamentaliste. D’altro canto ha sottolineato come “il restante 99,9% degli utenti ne faccia un uso legittimo approfittando della crittografia che tutela la trasmissione dei messaggi”.

La partita degli ostaggi nelle mani di Hamas

Ieri intanto una delegazione di Hamas è stata in visita a Mosca mentre la Russia ha fatto sapere di aver avuto colloqui in Qatar con una delegazione del movimento palestinesi sugli ostaggi tenuti a Gaza. I miliazini ribadiscono che i prigionieri non potranno essere liberati finché non verrà concordato un cessate il fuoco.

Sono almeno 224 le persone, militari e civili, nelle mani del movimento che controlla Striscia dal 2007. Più della metà degli ostaggi ha passaporti stranieri di 25 Paesi diversi, tra cui 54 cittadini tailandesi, 15 argentini, 12 tedeschi, 12 americani, sei francesi e sei russi. Secondo un portavoce di Hamas, circa 50 ostaggi sarebbero stati uccisi dai raid israeliani.

La situazione nella Striscia resta drammatica

La situazione all’interno della Striscia di Gaza intanto rimane drammatica. La Mezzaluna rossa palestinese ha confermato l’ingresso nell’enclave di un convoglio con aiuti umanitari. Anche stavolta gli automezzi, in tutto 12, non contenevano carburante, essenziale per alimentare i generatori che tengono accesi desalinizzatori e i macchinari negli ospedali. Complessivamente, dall’inizio del conflitto, sono entrati a Gaza 74 camion di aiuti. Secondo il Ministero della sanità di Gaza, il numero delle vittime dall’inizio della guerra è salito a oltre 7mila palestinesi.

Intanto sul sul fronte diplomatico, i leader dei 27 Stati membri dell’Unione europea hanno chiesto all’unanimità “corridoi umanitari e pause” ai bombardamenti su Gaza per consentire a cibo, acqua e forniture mediche di raggiungere i palestinesi. In un testo di compromesso, concordato dopo ore di discussioni, i capi di Stato e di governo hanno dichiarato che l’Uu “ribadisce l’importanza di garantire la protezione di tutti i civili in ogni momento in linea con il diritto umanitario internazionale” e “deplora la perdita di vite civili”.

Federica Giovannetti

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