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Giovani rom in Bulgaria: il sogno di riscatto tra scuola, università e lavoro a Sofia

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Redazione

Dimitar ha lasciato Yunatsite con uno zaino pieno di libri e la testa carica di sogni. Diciotto anni, un villaggio tra i più grandi della comunità rom in Bulgaria, e oltre cento chilometri da percorrere fino a Sofia. Ma quella distanza, di fatto, era l’ultimo ostacolo. Il vero muro erano i pregiudizi, le barriere sociali, le aspettative ridotte al minimo. Oggi studia pedagogia all’università, con un solo obiettivo: diventare insegnante e restituire ai bambini ciò che lui ha conquistato a fatica. La sua storia, sostenuta dall’Arete Youth Foundation e dalla UniCredit Foundation, è un esempio concreto di come si possa lottare contro un destino segnato e trovare una via d’uscita.

Università: un traguardo lontano per molti giovani rom

Per tanti giovani rom in Bulgaria la scuola finisce molto prima del diploma. A Yunatsite, dove vive Dimitar, il 78% degli studenti non supera la dodicesima classe. Lui ricorda che nella sua classe di trenta ragazzi è stato l’unico a diplomarsi. Non è stato facile: ha dovuto combattere contro un sistema scolastico spesso carente e contro una società che li guarda con diffidenza. La scelta di studiare pedagogia nasce da un desiderio chiaro: fare da ponte tra il mondo rom e quello più ampio, usando l’istruzione come arma di emancipazione. La sua vicenda non è un caso isolato, ma mette in luce un problema che riguarda tanti altri giovani per cui l’università resta un sogno quasi irraggiungibile.

Le ragioni sono diverse. Povertà, segregazione abitativa e scolastica, accesso limitato a scuole e risorse di qualità sono solo alcune. Nelle scuole frequentate da bambini rom l’insegnamento spesso lascia a desiderare e i ragazzi abbandonano presto. Gli insegnanti, anche quelli motivati, si trovano a dover affrontare una situazione difficile senza strumenti adeguati. Dimitar è un’eccezione che brilla in mezzo a tante storie di rinunce o di percorsi spezzati.

La comunità rom in Bulgaria: tra isolamento e potenzialità da scoprire

La comunità rom in Bulgaria conta circa 800mila persone, una delle minoranze più numerose del Paese. Eppure, questa grande presenza non si traduce in pari opportunità. Povertà radicata, segregazione e difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici, tra cui la scuola, sono problemi quotidiani. L’isolamento sociale e territoriale limita fortemente le possibilità di crescita e sviluppo.

Un dato su tutti è preoccupante: il 60% dei giovani rom tra i 16 e i 24 anni non studia né lavora. In molte zone, i bambini rom frequentano scuole con una maggioranza della stessa etnia, ma con livelli didattici bassi, scarsa motivazione e poche risorse. Anche gli insegnanti più volenterosi spesso si trovano impotenti davanti a un sistema che non dà loro il sostegno necessario.

Questo quadro rende la sfida per i giovani rom ancora più dura, ma mette anche in evidenza un enorme serbatoio di potenzialità inespresse. Servono interventi mirati e programmi di supporto per trasformare queste potenzialità in opportunità concrete di riscatto sociale e professionale.

Arete Youth Foundation: una spinta concreta per i giovani rom

Da oltre quindici anni, Arete Youth Foundation lavora in Bulgaria per sostenere i giovani rom. Offrono mentoring, borse di studio e formazione a migliaia di ragazzi. Il nome “Arete”, che in greco antico vuol dire “essere la migliore versione di te stesso”, riassume bene la missione dell’associazione.

Radostina Chaprazova, direttrice di Arete e rom di origine, conosce bene queste dinamiche. Cresciuta in una famiglia segnata da difficoltà sociali, ha potuto contare su programmi educativi che l’hanno aiutata a realizzare i suoi sogni. Ora è un punto di riferimento per la sua comunità e si dedica con passione a guidare i giovani rom lungo il percorso scolastico e professionale, valorizzando i loro talenti.

Tra le attività di Arete ci sono anche il supporto psicologico e l’orientamento allo studio, aspetti spesso trascurati in famiglie dove l’istruzione non è ancora vista come una priorità. Grazie a questi programmi, tanti ragazzi hanno potuto accedere all’università, cambiando il loro destino e diventando insegnanti, medici, imprenditori.

Storie di riscatto: da Yunatsite all’università di Sofia

Anela e Viktoria sono due volti di questa trasformazione. Arrivate da villaggi come Yunatsite, hanno affrontato sfide simili a quelle di Dimitar: discriminazioni, scoraggiamento da parte di insegnanti e compagni, ambienti poco stimolanti. Ma l’incontro con Arete ha cambiato il loro sguardo sul futuro.

Anela, ora studentessa di economia a Sofia, ricorda come un campo estivo organizzato dalla fondazione le abbia fatto capire il valore dell’istruzione e l’importanza di non abbandonare i propri sogni. Viktoria vede nell’istruzione la sua libertà: la possibilità di lasciare il villaggio, trasferirsi in città e costruire una vita diversa, lontana da pressioni sociali e matrimoni precoci.

Accanto a loro, tanti altri giovani guardano avanti con fiducia. Alcuni sognano di diventare medici o infermieri, altri puntano a carriere nella giustizia o nell’imprenditoria. Famiglie come quella di Zoe sottolineano l’importanza di una buona preparazione e di coltivare l’intelligenza, segno che il desiderio di riscatto cresce giorno dopo giorno.

La prima generazione universitaria rom: una speranza per tutto il gruppo

Dimitar e i suoi coetanei sono quella che Radostina Chaprazova chiama “la prima generazione” di giovani rom a laurearsi. Essere i primi significa aprire una strada e offrire un esempio concreto a chi verrà dopo.

Il cambiamento nella comunità rom bulgara passa attraverso queste storie vere. La possibilità di costruirsi un futuro dà nuova energia a chi per decenni è stato tenuto ai margini. E proprio grazie a chi con impegno e coraggio ha superato ostacoli difficili nasce una nuova fiducia.

Dimitar, ogni giorno tra i banchi dell’università di Sofia, sente il peso e il valore di questa responsabilità. “Non voglio essere un’eccezione, ma una voce che parla ai giovani rom con l’esperienza diretta del successo possibile.” Il suo sogno è tornare nelle scuole dove tutto è iniziato e dimostrare che studiare può davvero cambiare una vita. A volte, basta un solo passo per lasciare il passato alle spalle e guardare avanti.

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