A Teheran risuonano ancora le esplosioni dei raid aerei israeliani, un segnale chiaro di come la tensione tra Israele e Iran abbia raggiunto un punto critico. Non si tratta più di semplici schermaglie: missili iraniani si scagliano contro Israele, rispondendo agli attacchi israeliani in Libano. Nel mezzo di questo scontro, Washington cerca con fatica di mantenere aperti i canali diplomatici con Teheran. Donald Trump, preoccupato per la deriva militare, ha chiesto a Netanyahu di frenare l’offensiva, un avvertimento che pesa come un macigno sul fragile equilibrio della regione.
Raid israeliani a Teheran: missili balistici e obiettivi chiave
Nelle prime ore di oggi, l’aviazione israeliana ha colpito più siti militari attorno a Teheran. Fonti iraniane vicine al governo parlano di un uso anche di missili balistici, segno della crescente intensità degli attacchi. L’azione di Israele arriva come risposta diretta al lancio di missili iraniani contro il proprio territorio, avvenuto pochi giorni fa, scaturito a sua volta dagli attacchi israeliani in Libano contro presunte basi di gruppi filo-iraniani.
Questa nuova fase allarga il conflitto, che ora coinvolge non solo le zone di confine come il Libano, ma entra nel cuore stesso dell’Iran. Una mossa che rischia di mettere a rischio i negoziati in corso a Washington. Israele sostiene che gli obiettivi erano militari, legati a strutture impegnate in attività di armamento e coordinamento con milizie iraniane nei paesi vicini.
Trump spinge Netanyahu: stop agli attacchi per salvare i negoziati
Donald Trump ha parlato chiaro sulla situazione. Pochi giorni prima dei raid israeliani su Beirut e Teheran, il presidente americano ha chiesto a Netanyahu di fermare le operazioni in Libano, per lasciare spazio a un negoziato di pace serio con Iran. La tensione tra i due è salita al punto che, secondo fonti vicino all’amministrazione Usa, Trump avrebbe rivolto parole molto dure a Netanyahu durante una telefonata la settimana scorsa.
Trump vuole evitare che l’escalation militare rovini i colloqui con Teheran. Pur nel mezzo degli attacchi reciproci, ha detto che un accordo di pace è ancora possibile, ribadendo che Netanyahu “non comanda” la politica americana verso l’Iran. Il presidente ha inoltre sottolineato che ogni intesa sarà molto più severa rispetto a quella del 2015, bocciata proprio dagli Usa sotto la sua presidenza, e punterà a bloccare definitivamente lo sviluppo di un’arma nucleare iraniana.
Negoziati in bilico: sanzioni, Hormuz e fondi congelati
Intanto Teheran continua a rispondere con lanci di missili e azioni mirate a rafforzare la propria posizione nella regione. Washington prova a mediare offrendo concessioni mirate. Al centro dei negoziati ci sono temi cruciali: la revoca delle sanzioni economiche, il controllo dello stretto di Hormuz e lo sblocco di ingenti risorse finanziarie iraniane congelate.
Fonti interne riferiscono che gli Usa potrebbero destinare parte di quei fondi a paesi alleati del Golfo per riparare i danni causati, sotto la mediazione iraniana. Un tentativo di costruire un terreno d’intesa in una regione già fragile. Ma la situazione resta molto delicata. I paesi vicini, che ospitano basi militari americane, sono esposti all’escalation, spesso vittime di attacchi diretti o indiretti.
Le tensioni crescono e rendono sempre più difficile arrivare a un accordo stabile. Gli incidenti ripetuti mostrano quanto la situazione sia fragile e la diplomazia internazionale fatichi a trovare una tregua duratura. Il confronto resta acceso, nonostante gli sforzi di Washington, mentre tutta la regione osserva con apprensione ogni possibile nuova mossa che potrebbe far scoppiare una crisi ancora più ampia.





