Trecento persone in una chat privata, tra cui dirigenti locali di Futuro Nazionale, scambiano messaggi che fanno rabbrividire. La Lombardia, roccaforte del partito guidato dal generale Vannacci, è al centro di questo vortice. Gli insulti antisemiti si mescolano a espressioni di razzismo brutale, mentre spuntano inviti inquietanti a passare all’azione illegale, perfino eversiva. Un clima tossico, che emerge dalle conversazioni raccolte, e che ora finisce sotto inchiesta.
Il cuore della comunicazione è una chat gestita da Renato Maturo, referente del comitato milanese 421 e volto noto tra i collaboratori storici di Ignazio La Russa. La chat, nata per coordinare le attività del partito, riunisce nomi di spicco come Roberto Jonghi Lavarini, soprannominato “barone nero” ed ex militante di Fratelli d’Italia, e Luca Sforzini, fondatore del centro studi “Rinascimento nazionale”, prossimo al passaggio a Forza Italia.
Questi non sono semplici amministratori di messaggi. I loro interventi disegnano un quadro inquietante, fatto di posizioni estreme e nostalgie per ideologie già tragicamente note. Non si tratta più di dialettica politica interna: qui si sfiorano territori oscuri, attraversati da odio e intolleranza.
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I messaggi nella chat raggiungono livelli inquietanti di violenza verbale. Frasi del tipo «Arabi di merda! Dovrebbero essere sterminati!» mostrano un razzismo brutale e senza freni. Si lanciano appelli a mantenere un’organizzazione «rigorosa» e «di stampo militare», con continui riferimenti a atteggiamenti eversivi. Non è raro imbattersi in affermazioni come: «Bisogna sempre essere anticostituzionali» o richieste di obbedienza ferrea agli ordini del generale Vannacci, pronti a mettere il gruppo in “stand-by” in attesa di istruzioni precise.
La battaglia politica diventa così un invito a superare il sistema democratico, con vere e proprie evocazioni di azioni violente. C’è la convinzione diffusa che nemmeno la maggioranza elettorale sia sufficiente: «Anche il 51 per cento non basterà», si legge, sottolineando la necessità di un colpo di mano per evitare «l’immobilismo totale».
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Gli iscritti alla chat non nascondono la loro ammirazione per figure storiche e simboli di ideologie estreme. Valerio Borghese, ufficiale della Xª MAS e noto neofascista, viene citato come modello ideale per i tempi attuali. Non manca nemmeno la retorica nazista: un partecipante paragona addirittura il Führer a un promotore degli “Stati Uniti del mondo”, immaginando che se avesse vinto, oggi si parlerebbe tedesco ovunque.
Questi riferimenti non sono occasionali, ma sembrano costruire la cornice culturale delle aspirazioni e strategie del gruppo. La nostalgia per regimi totalitari emerge con forza, accompagnata da attacchi all’Unione Europea, definita «massonica» da alcuni, e da espressioni volgari e sprezzanti.
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Una nota particolarmente inquietante riguarda gli insulti antisemiti e le teorie complottiste che scorrono senza freni nei messaggi. Gli ebrei vengono descritti con termini spaventosi e denigratori: «bestie adoratori di Satana», «pedofili, cabalisti, cannibali». Non si tratta di provocazioni isolate, ma di un vero e proprio linguaggio d’odio, diffuso e sistematico.
Questi toni si intrecciano con una visione del mondo fatta di sfiducia estrema verso istituzioni e strutture europee, viste come controllate da poteri occulti o massonici. La propaganda interna della chat alimenta e rinforza convinzioni antisemite profonde e pericolose, nonostante le nette condanne sociali e legali contro questo tipo di odio nel nostro paese.
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Un clima così carico di messaggi violenti e nostalgici è un campanello d’allarme per la tenuta democratica e la convivenza civile. La presenza di queste espressioni in un gruppo legato a un partito politico reale mette in luce tensioni e rischi che le autorità devono tenere sotto stretta osservazione.
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