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Ergastolo per Vasile Frumuzache, il vigilante che uccise due connazionali: in aula con la t-shirt dei figli “Sei il nostro superpapà”

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Redazione

Sei il nostro superpapà, diceva la maglietta che Vasile Frumuzache indossava in aula, regalo delle sue figlie. Ma quel volto di padre, ieri, si è macchiato di un verdetto pesantissimo: ergastolo. La Corte d’assise di Firenze ha condannato il vigilante romeno di 33 anni per l’omicidio di due donne, entrambe sue connazionali e prostitute, uccise a quasi un anno di distanza l’una dall’altra. Ana Maria Andrei è stata trovata morta ad agosto 2024 a Montecatini Terme, mentre Maria Denisa Paun è stata assassinata a maggio 2025 a Prato. Oltre al carcere a vita, per Frumuzache è stato stabilito anche l’isolamento diurno per 18 mesi.

La sentenza: omicidio aggravato ma niente premeditazione

Il 18 giugno 2026, la Corte presieduta dalla giudice Silvia Cipriani ha riconosciuto Frumuzache colpevole di “omicidio aggravato da futili motivi”. L’aggravante della premeditazione, però, è stata esclusa, un elemento che ha inciso sul tipo di condanna. La corte ha inoltre ordinato il versamento di 445mila euro come risarcimento alle parti civili che si erano costituite.

Alla lettura del verdetto, i legali difensori hanno espresso insoddisfazione, soprattutto per l’esclusione della premeditazione. L’avvocato Diego Capano ha sottolineato che, nonostante questo, la pena rimane l’ergastolo, come chiesto dalla Procura. Lo studio legale ha annunciato l’intenzione di fare appello, puntando sulle attenuanti generiche che finora non sono state riconosciute.

Indagini e confessioni: i dettagli dell’inchiesta

Le indagini si sono concentrate su Frumuzache dopo la scomparsa di Denisa Paun tra il 15 e il 16 maggio 2025. I magistrati di Prato e Pistoia, Luca Tescaroli e Leonardo De Gaudio, hanno guidato le indagini per ricostruire i fatti legati a entrambi i delitti. Frumuzache, ritenuto capace di intendere e volere, ha confessato nel dettaglio i due omicidi.

Il corpo decapitato di Denisa Paun è stato trovato in un terreno vicino a Montecatini Terme, mentre per Ana Maria Andrei l’auto è stata recuperata nel box dell’abitazione di Frumuzache a Monsummano. Ana Maria era scomparsa nell’agosto 2024 ed è stata identificata come la prima vittima. Entrambe lavoravano come escort, un elemento che ha aiutato a delineare il movente e il modus operandi dell’imputato, ritenuti futili dalla Corte.

In aula la presenza silenziosa della famiglia

Durante la lettura della sentenza, Frumuzache era accompagnato dai familiari più stretti. La maglietta con la scritta fatta dalle figlie ha dato un tocco umano in una situazione che resta drammatica. Un’immagine che ha raccontato il lato privato di un uomo ora condannato a una pena durissima, pronunciata in un’aula bunker di Firenze.

L’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi mostra la fermezza con cui il sistema giudiziario ha affrontato un caso che ha scosso Montecatini Terme e Prato. Non c’è stata alcuna attenuante che potesse alleggerire la responsabilità di Frumuzache, riconosciuto colpevole di due omicidi compiuti in serie contro donne della sua stessa nazionalità.

Appello in vista: le prossime mosse della difesa

Nonostante la condanna pesante, i legali difensori non escludono di presentare ricorso in appello. La strategia punta a mettere in discussione l’esclusione della premeditazione e a chiedere il riconoscimento di attenuanti che possano ridurre la severità della pena.

L’aggravante per futili motivi è invece stata confermata, confermando la gravità del reato e la condanna all’ergastolo. Il processo, quindi, non è ancora concluso: per ora Frumuzache resta responsabile di due omicidi che hanno lasciato un segno profondo nelle province toscane coinvolte.

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