Non è facile uscire da una relazione che ti logora, anche quando sai che fa male. Francesca Sabatini, scrittrice e studiosa della psiche, lo racconta con la chiarezza di chi ha visto tanti schemi ripetersi. Le relazioni tossiche non sono solo un problema personale, sono un meccanismo che si ripete, quasi sempre con lo stesso copione: dolore mascherato da affetto, conflitti che ritornano come onde inarrestabili. Ma c’è una speranza, dice Sabatini, e non è una vaga promessa. Dietro quegli intrecci difficili, c’è la possibilità concreta di cambiare, di rompere la catena e costruire nuovi modi di stare insieme. Un percorso duro, certo, ma non impossibile.
Quando il legame diventa veleno: come Sabatini definisce le relazioni tossiche
Per Sabatini, una relazione tossica è un legame in cui prevalgono dinamiche disfunzionali che logorano lentamente il benessere psicologico di chi ne fa parte. Si tratta di rapporti caratterizzati da comportamenti abusivi, manipolatori o controllanti, ma soprattutto da una costante ripetizione di modelli che sembrano impossibili da fermare.
Il cuore del problema sta nel fatto che molte persone finiscono per vivere sempre le stesse storie, con schemi familiari o esperienze passate che si ripropongono inconsciamente. L’autrice parla di veri e propri “copioni” in cui si alternano ruoli fissi di vittima e carnefice, con finali che riportano ferite già note.
Riconoscere questi schemi è una delle sfide più difficili. Sabatini ricorda che le relazioni non capitano per caso: sono lo specchio di bisogni, paure e aspettative profonde, spesso mai messe a fuoco. Per uscire da questo circolo vizioso serve un lavoro profondo su sé stessi, fatto di consapevolezza e impegno costante.
Dietro i copioni: le radici psicologiche delle scelte affettive
Sabatini spiega che le relazioni tossiche si basano su copioni inconsci che affondano le radici in esperienze familiari o traumi vissuti durante l’infanzia. Questi modelli agiscono come programmi interiori che guidano le scelte emotive e il modo in cui ci si lega agli altri.
Spesso, chi si trova intrappolato in questi schemi non si sente libero di scegliere: sembra un destino da cui non si scappa. Ma in realtà si tratta di una ripetizione di dinamiche apprese o subite, come l’assenza di confini chiari, la paura di essere abbandonati o la dipendenza emotiva. La psicologia sottolinea come, anche se distruttivi, questi modelli risultino rassicuranti perché familiari.
Secondo Sabatini, questi meccanismi servono a mantenere un equilibrio precario: anche se dolorose, le relazioni tossiche rappresentano un modo per rivivere ferite mai guarite, alimentando però anche la speranza di un riscatto emotivo che però non arriva mai.
Cambiare copione: come si può riscrivere la propria storia
La vera sfida, dice Francesca Sabatini, è quella di rompere con questi schemi ripetitivi e aprirsi a nuove possibilità. Per farlo serve un percorso di consapevolezza che aiuti a riconoscere i segnali di un legame nocivo e a prendersi cura dei propri bisogni veri.
Sabatini punta molto sull’importanza dell’auto-riflessione accompagnata da un supporto professionale, come la psicoterapia. Questo aiuta a recuperare parti di sé trascurate e a superare le vecchie ferite. Solo così si può interrompere la spirale delle scelte automatiche e imparare a costruire rapporti basati sul rispetto e sull’ascolto reciproco.
L’autrice sottolinea anche quanto sia fondamentale creare una rete di relazioni sane e coltivare la propria autonomia emotiva per non ricadere in dinamiche tossiche. Solo così si può ricostruire un equilibrio e guardare a un futuro affettivo diverso, dove i finali non sono più già scritti, ma si costruiscono giorno dopo giorno.





