Sette anni. Tanto è passato dall’ultimo disco solista di Dimartino, Afrodite. Ora torna con un progetto che parla di intimità, di suoni che si fanno più vicini, più veri. L’improbabile piena dell’Oreto è il titolo del nuovo album, in uscita l’8 maggio, un nome che già suggerisce trasformazioni e natura, immagini che scorrono lente. Ma non bisogna aspettare: il singolo L’oro del fiume è già disponibile, e porta con sé un respiro folk, un’ombra di malinconia che avvolge ogni nota, un ritorno alle radici narrative dell’artista.
Non è solo un disco, però. Dimartino ha scelto di portare questa musica dal vivo, ma senza filtri. Un tour unplugged, in luoghi insoliti, lontano dai palchi consueti. L’idea è semplice e forte: spogliare le canzoni, lasciarle nude per far emergere ogni dettaglio, ogni emozione. Uno spettacolo crudo, autentico, fatto di suoni che arrivano dritti al cuore.
Il singolo L’oro del fiume dà subito il tono e la poetica del nuovo album. Racconta la storia di un cercatore d’oro fermo in mezzo al fiume, che si interroga sul perché di quel continuo inseguire un obiettivo incerto. Il protagonista diventa così un simbolo dell’uomo moderno, intrappolato in un flusso di tempo e aspettative che rischiano di allontanarlo dalle cose davvero importanti. Il testo si snoda tra immagini agili e suggestive, descrivendo la lotta interiore tra il desiderio di trovare qualcosa di concreto e la consapevolezza che forse tutto ciò che serve è già lì, nel fluire stesso della vita.
Sul piano musicale, la canzone si muove su un arpeggio di chitarra ispirato al folk popolare, arricchito però da elementi elettronici e organici, con un delicato uso del mellotron che crea un tappeto sonoro morbido e avvolgente. La produzione è firmata da Roberto Cammarata, che ha saputo bilanciare antico e moderno. L’atmosfera ricorda quel silenzio carico di attesa che si prova accanto all’acqua, in un momento sospeso nel tempo, al contempo rifugio e svolta.
Il tour che seguirà l’uscita dell’album si chiama L’improbabile piena dell’Oreto Tour 2026 e rappresenta una scelta chiara per Dimartino: suonare in luoghi non convenzionali, con un approccio unplugged, voce e chitarra. L’idea è spogliare la musica da ogni sovrastruttura, restituire al pubblico la fragilità delle canzoni in modo diretto. L’artista ha raccontato di aver immaginato sin dalla scrittura uno spettacolo essenziale, capace di offrire un ascolto più intimo e attento.
Le location scelte sono altrettanto significative: chiese, piccoli teatri e spazi monumentali che evocano una sorta di sacralità laica, non per un rito, ma per predisporre l’ascoltatore a una fruizione più meditata. Il calendario si apre l’8 maggio a Roma, nella chiesa valdese, e prosegue a Bari, Milano, Torino, Firenze e Fano. Le richieste sono state così numerose da spingere a raddoppiare molte date serali, segno di un interesse vivo e crescente per questo tipo di appuntamenti.
Oltre ai brani nuovi, Dimartino riproporrà una selezione delle sue canzoni più note, rivisitate in chiave acustica e minimale. Il pubblico potrà così seguire non solo le novità, ma anche ripercorrere il cammino che ha segnato la carriera dell’artista, che negli ultimi anni si era dedicato soprattutto a progetti collettivi e collaborazioni. Tornare al percorso solista significa riprendere una forma espressiva diretta, dove parola e musica si intrecciano senza artifici.
I biglietti sono già in vendita sulle piattaforme abituali, con la particolarità delle repliche serali, previste alle 19 e 19.30 nelle città con maggiore richiesta. Questa organizzazione nasce per gestire al meglio il flusso di pubblico, offrendo più occasioni per assistere a uno spettacolo intimo e coinvolgente, il nuovo viaggio musicale che Dimartino ha deciso di intraprendere.
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