Crisi energetica in Europa: Ue si prepara a razionamento carburante per la lunga emergenza in Medio Oriente

Il Medio Oriente continua a tenere il mondo col fiato sospeso, mentre il conflitto si trascina senza una chiara fine in vista. Dan Jorgensen, commissario europeo all’Energia, non usa giri di parole: “anche se la guerra finisse domani, è quasi impossibile tornare a una normalità energetica nel breve periodo.” Bruxelles non resta a guardare. Sta esplorando ogni possibilità, dal razionamento del carburante all’apertura delle riserve strategiche di petrolio, per evitare che la crisi si trasformi in una vera emergenza per i cittadini europei.

Europa in allerta: tutte le opzioni sul tavolo

Jorgensen ha chiarito che, per ora, l’Europa non rischia interruzioni nell’approvvigionamento energetico, ma la tensione cresce. La Commissione sta studiando ogni possibile contromossa, pronta a cambiare le regole sulle importazioni di carburanti. Per esempio, nel settore del trasporto aereo, duramente colpito dalla chiusura dello stretto di Hormuz, si valuta di importare carburante dagli Stati Uniti con caratteristiche diverse da quelle consentite oggi in Europa.

Il nodo riguarda la temperatura di congelamento del carburante: in Europa il limite è fissato a -47 °C, negli Stati Uniti a -40 °C. Per facilitare le importazioni oltreoceano, Bruxelles dovrebbe modificare le sue norme. Jorgensen non esclude nemmeno di attingere nuovamente alle riserve strategiche di petrolio, una mossa utile a calmierare i prezzi e garantire continuità negli approvvigionamenti, vista la persistenza di tensioni sui mercati.

Prezzi in salita e scorte di gas in calo, la situazione resta critica

Con l’arrivo di aprile è partita la stagione di stoccaggio del gas, ma le scorte non aumentano. Anzi, il bilancio tra consumo e rifornimenti resta negativo, complice un clima ancora freddo che mantiene alta la domanda di metano. A Amsterdam il prezzo del gas sul mercato Ttf ha superato i 50 euro per megawattora, con un balzo significativo proprio nei giorni prima delle festività pasquali.

Le riserve di gas in Europa sono scese sotto il 28%, un dato che preoccupa rispetto alla fine di marzo. Anche in Italia la situazione è tesa: le scorte sono ferme intorno al 43% della capacità, lontane dall’obiettivo del 90% da raggiungere entro fine ottobre. Al ritmo attuale, servirà un grosso sforzo per arrivarci. Il quadro mette in luce la vulnerabilità europea, ancora troppo dipendente dal gas e soggetta a shock esterni, mentre la primavera non assicura ancora un calo netto dei consumi.

L’Italia corre ai ripari: diplomazia e misure economiche

Anche Roma si dà da fare su più fronti. La premier Giorgia Meloni ha fatto tappa in Algeria per negoziare forniture di gas extra, dopo che il Qatar – principale fornitore di gas liquefatto per l’Italia – ha fermato le esportazioni per via delle tensioni mediorientali. Sul fronte interno, il governo ha deciso di posticipare al 2038 l’uscita dal carbone, una scelta controversa ma che punta a mantenere un mix energetico più solido in tempi difficili.

Per frenare il caro benzina e diesel, l’esecutivo ha prorogato fino al primo maggio il taglio temporaneo delle accise. Intanto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha rilanciato la richiesta all’Unione europea di superare il tetto del 3% sul deficit di bilancio, per lasciare spazio a interventi a sostegno di famiglie e imprese colpite dall’aumento dei costi energetici. Una proposta però che si scontra con la linea rigida di Bruxelles.

Bruxelles chiude al superamento del patto di stabilità

La Commissione europea ha fatto sapere che la sospensione temporanea delle regole sul bilancio potrà scattare solo in caso di recessione grave nell’Eurozona o nell’Unione. Al momento, la situazione economica non giustifica questa misura, quindi la richiesta italiana resta difficile da ottenere. Inoltre, i vertici Ue avvertono che aumentare gli stimoli fiscali per sostenere la domanda di energia potrebbe peggiorare la crisi.

L’approccio comunitario punta a evitare mosse che possano spingere ancora più in alto i prezzi o aggravare la scarsità di forniture. Una strategia prudente, data la delicatezza dei mercati e la fragilità delle risorse disponibili. L’Unione segue con attenzione ogni sviluppo, ma resta ferma nel mantenere i conti sotto controllo e nel promuovere un graduale distacco dalle fonti fossili, per ridurre le vulnerabilità future.

Lo scenario è complesso e teso. L’Europa si trova nel mezzo di tensioni geopolitiche che impattano direttamente sulla vita quotidiana e sull’economia di milioni di persone. Una gestione attenta delle risorse energetiche è più che mai necessaria, così come una strategia che sappia coniugare soluzioni rapide e investimenti di lungo periodo in innovazione e energie pulite.

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