La notte prima della manifestazione “No kings” a Roma, due agenti hanno bussato alla porta della stanza d’albergo di Ilaria Salis, eurodeputata italiana. Era insieme al suo assistente, Ivan Bonnin, quando è scattato il controllo a sorpresa. Nessuna spiegazione, nessun mandato mostrato. Solo silenzio, e la sensazione netta di trovarsi in uno “stato di polizia”, come ha subito denunciato la stessa Salis. Dietro a questo episodio c’è un’indagine tedesca, strettamente collegata ai fatti di Budapest del 2023, che ora rischia di travolgere la deputata e accendere un acceso dibattito politico in Italia.
Il controllo subito da Salis non è un fatto isolato. Fa parte di un’indagine più ampia che riguarda i fatti accaduti a Budapest nel 2023. In quell’anno, l’eurodeputata era finita sotto accusa per un’aggressione a militanti neonazisti durante una manifestazione. Il procedimento si è bloccato quando Salis è stata eletta al Parlamento europeo, dopo aver trascorso sedici mesi tra carcere e arresti domiciliari in Ungheria, prima di tornare a Monza.
Le autorità tedesche, sfruttando gli accordi dell’area Schengen, comunicano direttamente con le procure di Budapest. Grazie a questo canale, Berlino ha seguito da vicino le vicende legali di persone come Salis, che si muovono tra diverse giurisdizioni europee. Il caso mostra quanto i confini nazionali siano sempre meno un ostacolo quando si tratta di indagini su questioni di ordine pubblico e attività militanti.
La collaborazione tra Germania e Ungheria si è rafforzata su più fronti. Nel 2024, la Germania ha estradato a Budapest la militante tedesca Maja T., accusata di fatti simili. Nonostante la Corte costituzionale tedesca avesse sollevato dubbi sulle condizioni carcerarie in Ungheria, l’estradizione è stata portata a termine. Questo episodio mette in luce le difficoltà dell’Europa nel trovare un equilibrio tra sicurezza, giustizia e tutela dei diritti umani.
Un altro caso chiave è quello di Rexhino Abazaj, detto “Gino”, indagato per i fatti del 2023. Berlino ha aperto un procedimento parallelo, un cosiddetto “processo specchio”, per tutelare le vittime tedesche dell’aggressione. Dopo un lungo scontro legale, la Francia ha infine autorizzato l’arresto su richiesta tedesca, superando un iniziale rifiuto. Questi episodi mostrano la complessità della rete europea di scambi giudiziari e la determinazione a combattere la violenza di stampo politico.
In Sassonia, una regione chiave per la sicurezza interna tedesca, lavora un’unità speciale di polizia chiamata Soko LinX, dedicata al contrasto delle azioni eversive di estrema sinistra. Parallelamente, il Bundesamt für Verfassungsschutz svolge attività di intelligence per monitorare gruppi considerati pericolosi per l’ordine democratico, sia di destra sia di sinistra.
Tra i gruppi sotto osservazione c’è “Antifa-Ost”, legato agli ambienti coinvolti nelle inchieste ungheresi. Salis è finita nel mirino di questa rete investigativa perché ritenuta vicina a questi ambienti. Il modello tedesco punta a prevenire tensioni e violenze politiche attraverso controlli mirati e scambi continui di informazioni con i Paesi partner.
Dopo il controllo nella stanza d’albergo, in Italia è subito scoppiato un caso. Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha espresso forte preoccupazione e ha chiesto al ministro dell’Interno di fare chiarezza su quanto accaduto. Non si tratta solo di tutelare i diritti di un’eurodeputata italiana, ma anche di garantire il rispetto delle regole e dei principi democratici.
Fratoianni ha chiesto anche al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di convocare l’ambasciatore tedesco per avere spiegazioni sul perché e come è scattata l’indagine tedesca su Salis. La tensione tra le istituzioni italiane e quelle straniere fa parte di un quadro più ampio, che racconta i rapporti sempre più complessi tra Stati europei e il monitoraggio politico che supera i confini nazionali.
L’episodio di Roma conferma come le questioni legate all’estremismo politico e alla sicurezza pubblica abbiano oggi implicazioni nuove, in un’Europa che si intreccia sempre di più. Le autorità sono chiamate a trovare un difficile equilibrio tra rigore nelle indagini e rispetto dei diritti individuali.
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