Continuano i ritardi nel pagamento del TFS agli statali: la rabbia dei lavoratori

Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha rivoluzionato i tempi per l’erogazione della liquidazione agli statali. Ma i ritardi continuano a manifestarsi.

Al pari degli altri lavoratori dipendenti, anche gli statali hanno diritto, al momento della cessazione del rapporto lavorativo, alla liquidazione, il cd. Trattamento di Fine Servizio (TFS).

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I lavoratori statali ricevono il TFS in ritardo (cityzen.it)

Di norma, il pagamento delle somme spettanti viene disposto dopo 12 mesi dall’interruzione dell’attività lavorativa dovuta a pensionamento di vecchiaia oppure dopo 24 mesi se l’uscita è con pensione anticipata. Tra l’altro l’importo viene erogato secondo specifiche regole.

Nel dettaglio, è versato:

  • in un’unica soluzione se l’ammontare è pari o inferiore a 50 mila euro;
  • in due rate annuali se l’ammontare è superiore a 50 mila euro ma inferiore a 100 mila euro;
  • in tre rate annuali se l’ammontare è superiore a 100 mila euro.

Nella maggior parte dei casi, purtroppo, i termini (già ingiustificatamente lunghi) previsti dalla legge non sono rispettati e l’INPS paga il TFS ai dipendenti pubblici con notevoli ritardi. Molti, infatti, sono costretti a chiedere una anticipo delle somme, dietro il pagamento di un tasso di interesse.

Si tratta di una palese disparità di trattamento, considerando che, invece, gli ex dipendenti privati ricevono la buonuscita subito.

Poiché tale situazione reca notevoli disagi, è intervenuta la Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 130 del 23 giugno 2023, ha fissato un importante principio. Vediamo, dunque, cosa cambia per il TFS ai dipendenti statali.

Pagamento immediato del TFS: la storica decisione della Consulta

Con la sentenza n. 130/2023, la Corte Costituzionale ha sancito che il pagamento differito del Trattamento di Fine Servizio ai lavoratori pubblici che hanno raggiunto i limiti anagrafici o di servizio è illegittimo.

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La Corte Costituzionale ha sancito un importante principio sul TFS (cityzen.it)

I ritardi e le attese nel pagamento delle somme spettanti, dunque, sono del tutto ingiustificati.

Per quanto riguarda le pensioni anticipate, invece, il versamento posticipato del TFS è lecito perché deriva dall’intento di ritardare l’uscita in anticipo dal mondo lavorativo dei dipendenti, per non incrementare la spesa pubblica.

La decisione della Consulta è di fondamentale importanza per la tutela degli interessi di coloro che si accingono a lasciare il mondo del lavoro, perché obbliga il Governo e il Parlamento a trovare delle soluzioni per garantire il riconoscimento della liquidazione agli ex dipendenti statali in tempi idonei. A tal fine, dovranno essere modificate le regole relative alla modalità di pagamento delle rate del Trattamento di Fine Servizio.

In realtà, nelle ultime settimane le polemiche si sono accentuate perché, a distanza di quasi nove mesi dalla sentenza della Consulta, i pensionati continuano a lamentare inaccettabili ritardi. Insomma, mancano dei concreti interventi legislativi che mettano fine a tale disagio. Non resta che attendere gli sviluppi futuri.

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