Avvelenamento da ricina a Pietracatella: sangue di Gianni e Alice Di Vita inviato in Germania per nuove analisi

A Pietracatella, il silenzio pesa più di prima. La comunità, stretta e silenziosa, cerca di riprendersi dopo l’incubo che ha scosso il Molise intero. Questa mattina, Gianni e Alice Di Vita, gli unici sopravvissuti di quella tragica famiglia, sono stati sottoposti a prelievi di sangue. Non si tratta di semplici esami: i campioni sono stati inviati d’urgenza a Berlino. Lì, in un laboratorio all’avanguardia, esperti cercheranno tracce di ricina, nella speranza di trovare la chiave che possa finalmente fare luce su un avvelenamento ancora avvolto nel mistero.

Campioni spediti a Berlino per un’analisi che potrebbe chiudere il caso

I campioni prelevati da Gianni e Alice sono stati inviati nel giro di poche ore al Robert Koch Institute di Berlino, uno dei centri più importanti in Europa per la ricerca sui rischi biologici. A guidare l’analisi c’è Christian Herzog, esperto nel riconoscimento degli anticorpi, quelli che il corpo produce in risposta alla ricina, la tossina vegetale che ha avvelenato la famiglia. La scelta di mandare i campioni all’estero nasce dalle difficoltà incontrate in Italia: l’analisi precedente, pur fatta con attenzione, non ha dato risultati certi a causa di problemi nella conservazione delle provette.

Questa nuova fase punta a capire se Gianni e Alice hanno sviluppato una risposta immunitaria alla ricina, segno che sono stati a contatto diretto con la sostanza. Il laboratorio tedesco usa tecniche avanzate per individuare questi anticorpi, fondamentali per confermare o escludere l’esposizione alla tossina. Finora gli investigatori si erano concentrati soprattutto sul 23 dicembre, giorno in cui furono consumati i pasti sospetti, mangiati solo da Antonella Di Ielsi e dalla figlia Sara. Se verranno trovati anticorpi nel sangue di Gianni o Alice, tutto cambierà: la finestra temporale dell’avvelenamento si allargherà e si apriranno nuove piste da seguire.

Da errore medico a possibile duplice omicidio premeditato

Le indagini si sono evolute rapidamente. Quello che sembrava un caso di intossicazione alimentare dovuta a una contaminazione accidentale ora si profila come un duplice omicidio. Il 27 e 28 dicembre, Antonella Di Ielsi e la figlia Sara sono morte in pochi giorni all’ospedale Cardarelli di Campobasso, arrivate in condizioni gravissime con convulsioni e difficoltà respiratorie. All’inizio la ricina non era stata sospettata: è una tossina difficile da individuare nei test di emergenza, che non la cercano tra le sostanze più comuni.

Solo dopo settimane di analisi approfondite e migliaia di confronti fatti dall’Istituto Maugeri è emersa la presenza della ricina. Questo ha spinto la Procura di Larino a chiudere il fascicolo per negligenza medica e ad aprire un’inchiesta per duplice omicidio volontario. Le indagini corrono veloci: sono state raccolte centinaia di testimonianze da amici e parenti, mentre la squadra mobile indaga su persone vicine alla famiglia. Il quadro che sta emergendo è quello di un avvelenamento premeditato, un piano studiato nei dettagli.

Nuovi controlli e trasferimento degli alimenti a Berlino per ulteriori accertamenti

Contemporaneamente ai prelievi, le autorità hanno organizzato il trasferimento a Berlino di tutti gli alimenti sequestrati nell’appartamento di Pietracatella. Il materiale sarà sottoposto a analisi approfondite per cercare tracce di ricina o altre sostanze velenose. Questo passaggio è cruciale per capire come la tossina è stata somministrata, confermando o scartando ipotesi diverse.

Nei prossimi giorni, è previsto un nuovo sopralluogo nella casa. Gli esperti della Procura raccoglieranno suppellettili e mobili, potenziali vettori della ricina. Oggetti di uso quotidiano potrebbero aver trasportato la sostanza e saranno analizzati per trovare residui o impronte biologiche. Un lavoro meticoloso per ricostruire ogni dettaglio di quanto è accaduto, in ogni angolo dell’appartamento.

Nel frattempo Gianni e Alice Di Vita hanno lasciato Pietracatella. Dopo un breve periodo in casa di una parente, si sono trasferiti a Campobasso, lontano da quel luogo diventato teatro dell’incubo. Il dolore e la pressione mediatica hanno reso impossibile restare nella casa sotto sequestro. L’attesa per i risultati dai laboratori tedeschi è lunga, ma la Procura di Larino ha concesso fino a sei mesi per completare tutte le analisi e arrivare a una verità definitiva su quei tragici giorni di dicembre.

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