Pescara, questa mattina: un ragazzo di 17 anni finisce in manette. È accusato di terrorismo. Il suo piano? Una strage scolastica, ispirata al massacro di Columbine del 1999. L’obiettivo era chiaro e terribile: uccidere e poi togliersi la vita. Il giovane, residente in provincia di Perugia, ora si trova in un istituto penale minorile, in attesa delle decisioni del tribunale per i minorenni de L’Aquila. Dietro questo arresto emergono dettagli inquietanti, con legami a una rete di propaganda violenta che ha allarmato gli investigatori del Ros.
L’inchiesta ha dipinto un quadro allarmante. Il ragazzo non si limitava a immaginare la violenza, ma aveva raccolto e diffuso materiale estremamente pericoloso. Manuali con istruzioni precise su come costruire bombe e armi da fuoco erano alla sua portata. Nei documenti sequestrati ci sono pagine dettagliate sull’uso di sostanze chimiche e batteriologiche, metodi per procurarsele e persino guide su come sabotare servizi pubblici. Tra le fonti anche istruzioni su come stampare armi in 3D, ormai accessibili a molti, e su come produrre il TATP, un esplosivo noto per la sua letalità, usato in attentati come quelli di Bruxelles e Parigi. Per la procura, non si tratta di fantasie, ma di un progetto terroristico concreto.
Le indagini hanno poi ricostruito i contatti del giovane con leader di un gruppo Telegram chiamato “Werwolf Division”. Questo canale si distingue per la diffusione di contenuti che promuovono ideologie di supremazia razziale, in particolare la presunta superiorità della razza ariana. Il gruppo venera figure come Brenton Tarrant, responsabile degli attentati alle moschee di Christchurch nel 2019, e Anders Behring Breivik, autore delle stragi di Oslo e Utoya nel 2011. Questi vengono presentati come modelli da seguire, veri e propri “eroi” di una narrazione violenta che esalta gli attacchi terroristici come strumenti di lotta ideologica.
Non è finita qui. L’operazione ha coinvolto altri sette minorenni perquisiti nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Sono tutti indagati per reati legati alla propaganda e all’istigazione a delinquere con motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose. Secondo gli inquirenti, questi giovani facevano parte di un “ecosistema virtuale transnazionale” formato da canali social legati a ideologie neonaziste, suprematiste e “accelerazioniste” – ovvero favorevoli a un’escalation di violenza per destabilizzare la società. Il materiale condiviso era provocatorio e attraeva molto, alimentando la fascinazione per l’estremismo e la violenza.
L’indagine è partita nell’ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine di L’Aquila, ma affonda le radici in un’attività antiterrorismo precedente, chiamata “Impetus”, condotta dalla Sezione Anticrimine di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo. Quell’inchiesta, conclusa a luglio 2025, aveva già messo sotto osservazione il giovane. Dopo quella prima indagine erano state svolte perquisizioni anche nei suoi confronti, che avevano evidenziato un percorso di crescente radicalizzazione e un coinvolgimento sempre più profondo in ambienti estremisti. Le nuove scoperte hanno portato all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip minorile de L’Aquila.
Le autorità continuano a tenere d’occhio questi ambienti estremi, soprattutto tra i più giovani, per evitare che tragedie simili si ripetano. Questa vicenda conferma purtroppo come internet e i social network siano diventati strumenti potenti per diffondere ideologie estreme e piani criminali.
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