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Allerta alimentare, la metà di quello che mangiamo ‘causa malattie gravi’, i dati shock

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Stefania Guerra

Una nuova allerta alimentare sta interessando l’Italia, ma non si tratta di qualche lotto di prodotti ritirati dagli scaffali.

L’emergenza sanitaria – potremmo definirla anche così –  deriva dal fatto che il nostro Paese importa quantità impressionanti di cibo dall’estero, soprattutto da Paesi che non hanno regole di sicurezza così stringenti come quelle vigenti in UE.

Attenzione al carrello del supermercato, molti cibi sono contaminati da sostanze pericolose per la salute – Cityzen.it

Al supermercato troviamo molti prodotti (o prodotti che contengono ingredienti extra-ue) che mettiamo in tavola tutti i giorni, mettendo a rischio concretamente la nostra salute. Ecco perché e a cosa prestare attenzione.

Controlla sempre ciò che metti nel carrello della spesa, c’è un’allerta alimentare che sta coinvolgendo tutti i prodotti che metti in tavola ogni giorno

Forse non tutti sanno che l’Italia è un Paese che, dal punto di vista alimentare, potrebbe essere autosufficiente quasi al 100%.

Il grano Ucraino, Canadese e di altri Paesi è meno sicuro di quello italiano – Cityzen.it

Il nostro territorio, ipoteticamente, può produrre quindi tutto ciò che serve, e non dimentichiamoci che l’eccellenza italiana è una realtà ben conosciuta e certificata da tempo. Invece le politiche europee hanno fatto in modo che, durante i decenni, circa il 56% dei generi alimentari che poi troviamo nei supermercati e negozi provenga dall’estero.

Attualmente, contro ogni buon senso, produciamo solamente:

  • il 36% del grano tenero,
  • il 53% del mais,
  • il 51% della carne bovina,
  • il 56% del grano duro per la pasta,
  • il 73% dell’orzo,
  • il 63% della carne di maiale e dei salumi,
  • il 49% della carne di pecora e di capra,
  • l’84% dei formaggi e del latte;
  • tutto il resto, per arrivare al 100% del fabbisogno, viene importato.

Anche senza disquisire sulle ripercussioni economiche a danno dell’Italia inseguito a politiche scellerate – ce ne sarebbe da argomentare – possiamo concentrarci sull’aspetto della salute.

Perché gli alimenti che importiamo sono di qualità ampiamente più scarsa rispetto a quelli che produciamo, e che dovremmo produrre di più per soddisfare sia la domanda interna che l’export.

Secondo vari report che vengono divulgati periodicamente, e anche secondo un parere dell’EFSA, ciò che mettiamo in tavola può arrecare gravi danni alla salute, e i motivi sono presto detti:

  • al banco ortofrutta troviamo ampie quantità di frutti e verdure provenienti dall’Egitto. In questo Paese le arance vengono trattate con il Clorpirifos un pesticida bandito in UE nel 2020;
  • le nocciole arrivano dalla Turchia, Paese che le produce sfruttando il lavoro minorile;
  • sempre la Turchia danneggia il nostro Paese abbassando i prezzi del frumento;
  • i limoni che provengono dall’Argentina sono trattati con il pesticida PROPICONAZOLO, bandito nel 2019;
  • la Cina ci vende pomodori pelati a così basso prezzo che il mercato italiano è praticamente spacciato;
  • uva e arance provenienti dal Sud Africa innescano lo stesso meccanismo economico;
  • il grano dell’Ucraina, su cui non gravano le regole di sicurezza come in UE, e su cui è attiva l’esenzione generale dai dazi doganali ha un prezzo così basso che distrugge, di nuovo, quello italiano;
  • il grano che proviene dal Canada, inoltre, è trattato con il glifosato, sostanza nota altamente dannosa per la salute umana.

Con l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (Ceta) nel 2020 le importazioni di grano canadese in Italia sono aumentate del 70% rispetto all’anno precedente per un totale di circa 1,7 miliardi di chili ma il problema – afferma la Coldiretti – riguarda anche fagioli, lenticchie e ceci provenienti soprattutto da Paesi come gli Stati Uniti e il Canada dove vengono fatti seccare proprio con l’utilizzo del glifosato.

Come possiamo ben immaginare, le materie prime sopra elencate finiscono anche come ingredienti in alimenti finiti come biscotti, prodotti da forno e altre preparazioni industriali. Un’invasione di cibi malsani, dunque, che inonda le nostre tavole ogni giorno.

Analisi e studi effettuati dall’EFSA emerge infatti che nei prodotti finiti importati o con ingredienti importati i rischi di contaminazione da pesticidi e altre sostanze sono molto più alti: 6,4% contro lo 0,6% dei prodotti italiani. 10 volte di più, quindi, e quindi 10 volte di più abbiamo il rischio di assumere sostanze nocive.

L’unico modo per difendersi da questo pericolo dilagante è di diventare consumatori più attenti ed esigenti. Al supermercato, è sempre bene leggere le etichette per capire la provenienza del prodotto, o degli ingredienti che compongono quel determinato prodotto.

È quindi doveroso scegliere i prodotti nostrani, sia per questioni etiche che economiche ma soprattutto per tutelare la propria salute.

Stefania Guerra

Appassionata di lettura e di scrittura creativa, autrice di un racconto e di un romanzo, opero nel copywriting e nel digital marketing dal 2018; collaboro con diversi siti di informazione e per una testata giornalistica.

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