Nepal a rischio esondazione: il lago creato dal ghiacciaio crollato minaccia nuove alluvioni, bilancio morti sale a 547

Il fiume si è ingrossato in un attimo, inghiottendo interi villaggi lungo la valle di Rasuwa, al confine con il Tibet. Due giorni dopo l’esondazione, il paesaggio è diventato un caos di fango e detriti, un luogo in cui la speranza si fa sempre più fragile. Squadre di soccorso, centinaia di persone, scavano senza sosta sotto una montagna di macerie, alla ricerca di chi potrebbe essere ancora vivo. Ma il tempo stringe, e con il crollo del ghiacciaio che ha innescato l’alluvione, ogni possibilità sembra scivolare via. Intanto, la minaccia resta: un lago artificiale si è formato dietro la frana, e la paura di un nuovo disastro tiene in ansia tutta la comunità.

Crollo del ghiacciaio e lago minaccioso: la tragedia prende forma

Nelle prime ore di mercoledì, un enorme blocco di ghiaccio si è staccato dal ghiacciaio sopra Rasuwa, riversandosi nel fiume Bhotekoshi. Circa 10 milioni di metri cubi di ghiaccio hanno invaso il corso d’acqua, innalzandone rapidamente il livello e scatenando un’alluvione che ha travolto villaggi e strade lungo il tragitto.

La frana ha formato un lago temporaneo, bloccato da una diga naturale di detriti. Ma questo bacino è fragile, e potrebbe rompersi da un momento all’altro, riversando a valle un’altra massa d’acqua devastante. Esperti e autorità tengono d’occhio la situazione con satelliti e rilevamenti sul campo, pronti a intervenire con evacuazioni lampo in caso di nuovi cedimenti.

Ricerche nel fango: il dramma delle vittime e dei dispersi

I soccorritori non si fermano, ma la natura del terreno rende tutto più difficile. Il fango spesso e le rocce bloccano le strade, isolando intere zone. Si alternano escavatori, droni e speleologi nel tentativo di raggiungere chi potrebbe essere ancora vivo.

Finora si contano almeno 547 morti accertati, ma le persone non ritrovate sono ancora migliaia. Tra loro molti turisti stranieri, attratti dai paesaggi montani e ora intrappolati nel mezzo del disastro. Squadre internazionali lavorano a fianco delle autorità nepalesi per identificare le vittime e supportare le famiglie colpite.

Il rischio resta alto: nuove frane potrebbero colpire

La minaccia non è finita. Il terreno resta instabile e il lago di detriti ghiacciati continua a preoccupare. Chi vive lungo il Bhotekoshi è stato invitato a lasciare immediatamente le proprie case, nel timore che l’argine naturale possa cedere.

Le autorità stanno allestendo barriere temporanee e piani di evacuazione rapida. Emergono squadre di volontari e organizzazioni umanitarie che distribuiscono rifugi, cibo e acqua. Cresce il coordinamento tra Nepal e Tibet per monitorare il ghiacciaio e prevenire altre frane. In tutta la zona si respira un clima di grande tensione, mentre la popolazione attende notizie.

Strade e ponti distrutti: la mobilità bloccata nelle zone colpite

L’alluvione ha messo in ginocchio anche le infrastrutture. Molte strade sono state spazzate via o rese impraticabili, complicando l’arrivo di aiuti e soccorsi nelle zone più isolate.

I ponti crollati e le frane continue richiedono interventi urgenti che rallentano il lavoro di ripristino e aumentano il senso di isolamento per chi è rimasto sul posto. Le autorità hanno chiuso alcune vie di comunicazione e invitano a evitare spostamenti inutili per non ostacolare i soccorsi. Intanto, negli aeroporti regionali si monitora il traffico per facilitare l’arrivo degli aiuti internazionali.

Cambiamenti climatici e ghiacciai: un mix pericoloso nelle montagne dell’Himalaya

Questo disastro si inserisce in un quadro più ampio: il riscaldamento globale sta facendo sciogliere i ghiacciai himalayani a ritmi preoccupanti. Ne deriva una crescente instabilità, con crolli improvvisi sempre più frequenti.

Le frane e le alluvioni diventano così più comuni e intense, trasformando le valli montane in aree ad alto rischio. Autorità locali ed esperti internazionali stanno cercando di mettere a punto sistemi di allerta precoce e strategie per proteggere chi vive qui e il turismo, risorsa vitale per il Nepal.

La situazione resta critica, con soccorritori che corrono contro il tempo e montagne che ancora celano pericoli sotto la coltre di ghiaccio e fango. Intanto, le mani instancabili continuano a scavare, alla ricerca di volti e vite inghiottite dalla furia delle acque.

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