Sudafrica, lotta per liberare gli ultimi tre elefanti dello zoo di Johannesburg: animalisti contro struttura

Tre elefanti, in mezzo a una città che fatica a trovare un equilibrio. Lammie, Ramadiba e Mopane vivono nello zoo di Johannesburg, ma non tutti sono d’accordo sul loro destino. Da una parte, attivisti e cittadini chiedono a gran voce che vengano liberati, lontani dalle mura del recinto urbano. Dall’altra, lo zoo si schiera a difesa della loro permanenza, sottolineando quanto quegli animali rappresentino non solo una memoria culturale, ma anche un simbolo di coesione sociale in un Sudafrica ancora diviso da profonde disuguaglianze. Tra studi scientifici che pesano sul benessere degli elefanti e cause legali che infiammano il dibattito pubblico, il futuro di questi giganti è più incerto che mai, in bilico tra conservazione e rispetto dei loro diritti.

Elefanti in città: un paradosso nel cuore del Sudafrica

Avere un branco di elefanti in uno zoo nel centro di Johannesburg sembra un controsenso. Il Sudafrica è famoso per le sue vaste riserve e parchi naturali, dove questi animali vivono liberi nel loro habitat. Vederli in cattività in mezzo alla città ha acceso fin da subito un acceso dibattito. A maggio, tre associazioni animaliste hanno portato la questione in tribunale, attirando l’attenzione internazionale. Secondo esperti chiamati a valutare la situazione, Lammie, Ramadiba e Mopane vivrebbero in condizioni che metterebbero a dura prova il loro benessere fisico e psicologico.

Gli elefanti sono noti per la loro intelligenza e per la complessità dei loro legami sociali. Gli specialisti avvertono che in spazi ristretti e con una routine imposta, questi animali possono sviluppare segnali di stress e disagio che vanno ben oltre la semplice cura medica. I comportamenti osservati nei tre pachidermi lasciano intuire una sofferenza reale, suggerendo che la vita in cattività non rispetta la loro natura.

La battaglia per portarli in un santuario

Le organizzazioni animaliste chiedono che Lammie, Ramadiba e Mopane vengano spostati in un santuario, un luogo dove possano vivere in ampi spazi che imitano il loro ambiente naturale e recuperare i loro istinti. Megan Carr, ricercatrice coinvolta nella causa, ricorda che si tratta degli ultimi elefanti ospitati in uno zoo urbano in tutta l’Africa, un dettaglio che rende il caso particolarmente rilevante.

Gli attivisti denunciano che di notte gli animali sono chiusi in recinti di appena 160 metri quadrati, più piccoli di un campo da tennis. Uno spazio così limitato non permette loro né di muoversi liberamente né di soddisfare il bisogno di esplorare, essenziale per la loro salute. Non solo: secondo loro, lo zoo potrebbe continuare a svolgere il suo ruolo educativo usando strumenti digitali e programmi multimediali, senza dover tenere gli animali rinchiusi.

L’appello invita anche a ripensare l’idea stessa dello zoo, non più come un luogo dove gli animali sono solo mostrati al pubblico, ma come uno spazio più etico, che rispetti davvero i bisogni degli animali.

La difesa dello zoo: tra cure e responsabilità sociale

Lo zoo di Johannesburg non ci sta. La direzione respinge l’ipotesi di trasferire gli elefanti, sostenendo che sono tenuti in buone condizioni, seguiti da veterinari e ospitati in spazi adeguati alle loro dimensioni e all’età. La struttura ha recentemente ottenuto un certificato sanitario che conferma il rispetto delle norme vigenti.

Il direttore Thanduxolo Mendrew spiega che i recinti rispettano gli standard minimi per ospitare fino a cinque esemplari e che il personale usa metodi per stimolare i comportamenti naturali degli animali. Per esempio, nascondono il cibo in punti diversi per incoraggiarli a muoversi e a simulare la ricerca che farebbero nel loro habitat.

Ma non è solo una questione di benessere animale. Lo zoo ha anche un ruolo sociale importante. In un Paese dove molte persone non possono permettersi viaggi nelle riserve, lo zoo è un’occasione per vedere da vicino specie selvatiche, stimolare la curiosità e sensibilizzare alla conservazione. Questo aspetto educativo si intreccia con questioni culturali e politiche, complicando ulteriormente il dibattito.

Un precedente che fa sperare, ma il futuro resta incerto

Nel 2024, un’altra battaglia per gli elefanti aveva avuto un esito positivo: un esemplare di 42 anni era stato trasferito dallo zoo nazionale di Pretoria a un santuario, dopo decenni in cattività. Quel caso ha acceso una speranza anche per Lammie, Ramadiba e Mopane. Ma la strada è tutt’altro che semplice.

Lammie, la più anziana, è nata proprio nello zoo di Johannesburg; Ramadiba e Mopane sono arrivati nel 2019, dopo aver lavorato nei safari su dorso d’elefante. Questo rende la situazione ancora più delicata, perché il loro adattamento all’ambiente attuale e i rischi di un trasferimento vanno valutati con attenzione.

Nei prossimi giorni il tribunale sudafricano dovrà decidere. La scelta non riguarda solo il futuro di tre elefanti, ma anche il modo in cui società e istituzioni intendono trattare gli animali in cattività. Un verdetto che potrebbe segnare una nuova pagina nel rapporto tra uomo, animale e città nel cuore dell’Africa.

Change privacy settings
×