Vicenza, giornalista Adriano Cappellari indagato: accuse di incendio e calunnia dopo presunte minacce e attentato incendiario

Le lettere minatorie, le bottiglie incendiarie lanciate contro la sua abitazione: Adriano Cappellari, giovane cronista di Enego, sembrava vittima di un vero attentato. E invece, ora, è lui a finire nel mirino degli inquirenti. Il giornalista del quindicinale L’Altopiano, conosciuto per i suoi reportage sulla Campania e per le critiche a figure come don Maurizio Patriciello e Giorgia Meloni, è sospettato di aver architettato tutto. Una storia di paura che si trasforma in un giallo giudiziario, con Cappellari al centro di un’indagine per falso e incendio doloso.

Minacce e attentato a Enego: una vicenda che si complica

Da febbraio, la redazione de L’Altopiano e Cappellari avevano cominciato a ricevere lettere anonime con messaggi intimidatori. Una di queste, indirizzata proprio al giornalista, recitava: «Se non fate tacere Cappellari, lo faremo noi, e sarà molto peggio». Anche don Maurizio Patriciello, sacerdote di Caivano impegnato nel sociale e spesso citato negli articoli del reporter, era stato bersaglio di insulti e minacce, insieme a Giorgia Meloni.

La situazione è degenerata nella notte tra il 30 e il 31 maggio, quando davanti alla casa di Cappellari a Enego sono state lanciate bottiglie incendiarie. Vicino alle fiamme, sono state trovate bombole di gas che avrebbero potuto causare danni ben più gravi. Carabinieri e Vigili del Fuoco sono intervenuti tempestivamente, domando l’incendio e mettendo in sicurezza l’area. Le immagini di alcune telecamere private hanno ripreso un uomo con il volto coperto aggirarsi in modo sospetto vicino all’abitazione, facendo crescere l’allarme.

Le prime indagini hanno però escluso legami con la criminalità organizzata, scartando così la pista camorristica. Gli investigatori si sono concentrati su motivi più locali e personali, cercando di capire chi e perché avrebbe potuto orchestrare minacce e aggressione senza coinvolgere gruppi esterni.

Perquisizione e accuse: cosa rischia il giornalista

Ora arriva una svolta inattesa. La Procura di Vicenza ha iscritto Cappellari nel registro degli indagati con le accuse di incendio doloso, calunnia e simulazione di reato. Durante una perquisizione nella sua abitazione e sui suoi dispositivi elettronici, i Carabinieri di Bassano del Grappa hanno raccolto elementi che metterebbero in dubbio la veridicità della denuncia fatta dal giovane.

L’indagine si concentra proprio sull’attentato incendiario e sulle lettere minatorie che Cappellari aveva segnalato. Le prove parziali finora emerse farebbero pensare che le intimidazioni e l’azione incendiaria possano essere state costruite ad arte, forse per ottenere protezione o visibilità.

L’ipotesi di simulazione di reato è grave, soprattutto per un giornalista: significa aver finto di essere vittima, falsificando i fatti. La calunnia riguarda invece l’accusa ingiusta verso terzi di un crimine non commesso, mentre l’incendio doloso indica che il rogo potrebbe essere stato appiccato volontariamente.

Scorta e solidarietà: ora tra sostegno e dubbi

Dopo l’attentato di maggio, a inizio giugno era stata assegnata a Cappellari una scorta di quarto livello, con due Carabinieri a proteggerlo durante gli spostamenti. Il cronista aveva definito la situazione pesante ma necessaria: «I miei movimenti devono essere programmati, ma almeno mi sento più sicuro», aveva detto in un’intervista.

La vicenda aveva attirato l’attenzione della politica nazionale. Giorgia Meloni aveva parlato di un attacco intollerabile alla libertà di stampa. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, aveva condannato il gesto definendolo vile e grave. Solidarietà anche da parte del presidente del Veneto, Alberto Stefani, e del presidente del Consiglio regionale Luca Zaia. Il sindacato dei giornalisti veneto e l’Ordine regionale avevano sottolineato la gravità dell’episodio, richiamando l’attenzione sulla sicurezza dei cronisti sul territorio.

Ora, con l’indagine aperta sul giornalista, le autorità dovranno valutare ogni prova con attenzione, garantendo sia la sicurezza sia l’integrità professionale. Nel frattempo, il caso continua a far discutere, mettendo in luce quanto sia delicato il ruolo del giornalista e quanto sia importante la credibilità delle denunce, soprattutto nel contesto complesso delle realtà locali italiane.

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