A Delhi, sotto un sole cocente che non dava tregua, la folla a Jantar Mantar si è fermata di colpo a ricevere la notizia: Dharmendra Pradhan, il ministro dell’Istruzione, aveva appena rassegnato le dimissioni. Non un gesto qualunque, ma il risultato di mesi di tensioni crescenti. Gli studenti, capeggiati dal Cockroach Janta Party — un movimento nato quasi per gioco eppure diventato un gigante — si erano opposti con forza alla gestione del NEET-UG, quell’esame che decide il destino di migliaia di aspiranti medici in India. Non sono state solo parole lanciate sui social: piazze strapiene, scontri duri con la polizia, e famiglie spezzate dall’ansia di un futuro incerto. Una protesta che ha scavato a fondo, fino a costringere il governo a una resa inattesa.
NEET-UG sotto accusa: fuga di notizie e tragedie tra i giovani studenti
Il NEET-UG è fondamentale per milioni di aspiranti medici, spesso la loro unica via per migliorare la propria vita in un Paese complesso come l’India. Nel 2026, circa 2,2 milioni di ragazzi si sono presentati all’esame. Ma poco dopo la prova è scoppiato il caso: una grave fuga di notizie ha compromesso l’esame. Le autorità hanno annullato tutti i risultati. Una decisione che ha diviso studenti, famiglie e governo. Non era la prima volta: già nel 2024 un caso simile aveva costretto a rifare il test per oltre mille candidati. Ma questa volta la portata è stata ben più grave. Almeno 20 studenti, schiacciati dalla pressione e dalla delusione, si sono tolti la vita, portando la crisi da istituzionale a umana, con effetti devastanti su tutta l’opinione pubblica.
Il Cockroach Janta Party: da insulto a simbolo della protesta studentesca
Il Cockroach Janta Party nasce da un insulto della Corte Suprema rivolto ai giovani manifestanti, ma ha saputo trasformare quella battuta in una forza collettiva. A guidarlo c’è Abhijeet Dipke, giovane tornato dagli Stati Uniti proprio per guidare la battaglia. Grazie ai social, soprattutto Instagram, il movimento ha raccolto milioni di adesioni, superando il solo ambito studentesco e coinvolgendo ampi settori della società civile. Le richieste non si sono fermate alle dimissioni del ministro Pradhan: chiedono trasparenza, sicurezza nei futuri esami e riforme concrete del sistema.
Scontri a Delhi: la marcia verso il Parlamento e la dura risposta della polizia
Il momento più teso è stata la “marcia Sansad Chalo” del 20 luglio, quando i manifestanti hanno provato a raggiungere il Parlamento. La polizia è intervenuta con manganellate, e alcuni manifestanti hanno risposto con il lancio di pietre. Gli scontri hanno lasciato sul campo 180 feriti, tra cui oltre cento agenti e sessanta dimostranti, e circa settanta arresti. Nonostante tutto, il presidio a Jantar Mantar è andato avanti, diventando il fulcro della protesta fino all’annuncio delle dimissioni del ministro. La strada ha mostrato la forza del movimento ma anche le difficoltà di un confronto acceso tra potere e piazza.
Le richieste del movimento e la resa del ministro Pradhan
Il Cockroach Janta Party ha chiesto a gran voce: dimissioni immediate del ministro dell’Istruzione, indagini serie sulla fuga di notizie, sicurezza rafforzata per gli esami e riforme strutturali per ripristinare fiducia e ordine. Oltre a questo, giustizia per le famiglie delle vittime con risarcimenti e scuse ufficiali per gli abusi durante le proteste. Nella lettera consegnata al Primo Ministro Narendra Modi, Pradhan ha preso la responsabilità, sottolineando l’urgenza di evitare che elementi esterni alimentino le tensioni e di garantire agli studenti di concentrarsi sul loro futuro senza altri ostacoli.
Una pausa nella protesta e uno sguardo al futuro
Dopo le dimissioni, il Cockroach Janta Party ha subito sospeso le manifestazioni a livello nazionale. Il portavoce ha confermato che la mobilitazione si ferma per ora, sottolineando che il governo ha accolto tutte le loro richieste. Ma rimangono molte incognite: il sistema degli esami in India ha bisogno di riforme profonde per evitare nuovi disastri e assicurare trasparenza e giustizia. La mobilitazione degli “scarafaggi” ha dimostrato quanto peso possano avere i giovani determinati a farsi sentire, soprattutto in un Paese dove l’istruzione è una delle poche possibilità di riscatto.
La vicenda del NEET e le dimissioni del ministro segnano un capitolo importante, che va oltre un singolo episodio. È il segno di un cambiamento nel rapporto tra istituzioni e cittadini, tra il potere e una nuova generazione che reclama un futuro più giusto e accessibile.