L’Idroscalo di Ostia si è trasformato in un palcoscenico carico di emozione e memoria. Renato Zero, davanti a una folla che sembrava respirare all’unisono con lui, ha inaugurato il Puntasacra Film Fest 2026 proiettando la versione restaurata di Ciao Nì. Quel film, pietra miliare della sua carriera, ha riacceso ricordi vividi, incorniciati da battute e riflessioni sulla Roma di ieri e di oggi. Tra una critica sottile e un sorriso nostalgico, Zero ha raccontato il suo legame con la città e con i giovani di oggi, restituendo vita a un dialogo che va oltre lo schermo. La serata si è chiusa con un gesto semplice ma potente: i ragazzi dell’Idroscalo Calcio hanno suggellato un incontro di musica, cinema e comunità che resterà nella memoria.
Idroscalo, un tesoro nascosto secondo Renato Zero
Renato Zero ha scelto proprio l’Idroscalo per dare il via alla quinta edizione del Puntasacra Film Fest. Per lui, questo angolo di Ostia è ancora troppo poco conosciuto e valorizzato, quasi una “miniera d’oro” da scoprire. Non si tratta solo delle sue bellezze naturali, ma soprattutto delle storie e delle persone che lo vivono ogni giorno.
L’artista ha puntato il dito contro Roma, accusandola di non riconoscere e proteggere quelle ricchezze umane e culturali che si trovano nelle sue periferie. La vera romanità, ha detto, sta scomparendo perché la città ignora ciò che ne è il cuore: il dialetto, la spontaneità, la schiettezza e quella tradizione antica di accoglienza.
Zero ha raccontato la sua esperienza personale, che attraversa sia il centro storico che le borgate, mettendo a confronto la Roma delle cartoline turistiche con quella vissuta quotidianamente da chi abita i quartieri meno in vista. Secondo lui, molti romani “doc” conoscono più le località all’estero che i monumenti storici come il Colosseo o il Pantheon, segno di un’identità urbana spezzettata e poco condivisa.
Pasolini, memoria e un invito a non arrendersi
Il legame dell’Idroscalo con Pier Paolo Pasolini ha avuto un peso particolare durante la serata. Nel luogo esatto dove il poeta e regista fu ucciso il 2 novembre 1975, Renato Zero ha voluto ricordare il coraggio di Pasolini nel raccontare le realtà marginali, spesso dimenticate o ignorate dai grandi media.
Ai residenti delle periferie, Zero ha rivolto parole di stima e incoraggiamento, definendoli un “baluardo di questi meravigliosi tramonti”. Ha lanciato un messaggio chiaro: “Non mollate mai”. Un invito che si sposa con la filosofia del festival, che non sposta il pubblico verso i luoghi tradizionali della cultura, ma porta il cinema e gli artisti direttamente nei quartieri.
Il Puntasacra Film Fest, con le sue undici serate gratuite, diventa così un punto d’incontro tra pubblico, cineasti, attori e scrittori, creando un progetto culturale che mette al centro il dialogo con il territorio. E in tutto questo, la presenza di Renato Zero ha incarnato proprio lo spirito originale dell’iniziativa.
Ciao Nì: musica, autobiografia e libertà artistica
La seconda parte della serata è stata dedicata a Ciao Nì, film del 1979 diretto da Paolo Poeti, legato a doppio filo alla svolta artistica di Renato Zero. Il film unisce musica, autobiografia e una narrazione provocatoria, lontana dal cinema tradizionale.
Zero ha raccontato quanto questo lavoro gli stia a cuore. Il film rappresenta la figura dell’artista artigiano che lotta contro un’industria discografica oppressiva e poco comprensiva. Ha paragonato questa pressione a un “cinto per l’ernia”, una costrizione che voleva ridurlo a un prodotto commerciale senza anima.
Nel film, il protagonista è intrappolato da forze che cercano di controllarlo e semplificarlo, ma la sua forza sta nella resistenza, nella volontà di non piegarsi. Zero ha sottolineato l’importanza di credere in se stessi per non perdere la propria identità, anche se questa va contro le regole del mercato.
La frase “Noi non siamo carne, siamo tutta anima” sintetizza la sua battaglia contro la mercificazione dello spettacolo. La teatralità, i colori, le ambiguità non sono mai state maschere da nascondere, ma linguaggi per affermare il diritto alla libertà e all’auto-rappresentazione.
Grazie al restauro realizzato da varie fondazioni e partner del cinema, il pubblico ha potuto rivedere un’opera fondamentale nella carriera di Renato Zero, già apprezzata alla Festa del Cinema di Roma.
Giovani artisti oggi: tra opportunità e sfide digitali
Parlando delle nuove generazioni, Zero ha aperto uno spazio di riflessione sulle difficoltà che affrontano i giovani artisti oggi. Ha osservato come oggi siano “penalizzati” in modi diversi rispetto al suo tempo.
Negli anni ’70 il problema principale erano le case discografiche e i produttori poco disposti a sostenere chi usciva dagli schemi. Oggi, invece, le pressioni arrivano dal mondo digitale: social network, la velocità con cui si misura il successo, la fragilità della visibilità creano un terreno spesso instabile.
Per questo, ha ribadito, è ancora più importante restare fedeli a se stessi. Zero ha ricordato il valore di non lasciare che altri definiscano chi siamo, un messaggio che aveva già lanciato in passato attraverso il progetto L’OraZero, fatto di reazione e coraggio.
Il legame con i “sorcini”: musica e passione all’Idroscalo
Prima dell’arrivo di Renato Zero, i fan – chiamati “sorcini” – hanno trasformato l’attesa in una vera festa, nonostante il caldo torrido. Per oltre due ore hanno cantato un po’ di tutto, dai grandi successi alle canzoni meno note, dimostrando un attaccamento che va oltre la musica, fatto di socialità e cultura.
Vestiti con fasce, magliette e cartelloni a tema, i sorcini hanno mostrato la fedeltà di un pubblico che segue Zero da decenni. L’artista stesso ha definito questo rapporto un “pubblico da Oscar”, riconoscendo in loro una fonte di orgoglio e ispirazione.
A chiudere la serata, un gesto semplice ma pieno di significato: i ragazzi dell’Idroscalo Calcio hanno consegnato a Zero la maglia della loro squadra con il numero zero. Un momento che ha sancito il legame tra artista e comunità, poco prima dell’inizio della proiezione di Ciao Nì.