Ministro Piantedosi: «Italia non è uno Stato di polizia» dopo la tragedia di Bologna

A Bologna, la morte di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia ha scatenato un’ondata di proteste e accuse. Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, ha risposto con una dichiarazione netta: «In Italia nessuno è al di sopra della legge». Ha voluto chiarire subito che lo Stato non è uno Stato di polizia, ma ha anche chiesto rispetto per la vittima e la sua famiglia. Prima di trarre conclusioni, ha detto, è fondamentale lasciare che la giustizia faccia il suo lavoro.

Bologna, la morte di Fakir e le indagini aperte

La vicenda di Abderrahim Fakir ha colpito profondamente Bologna e acceso un dibattito acceso a livello nazionale. Il ministro Piantedosi ha definito la situazione “dolorosa e complessa”, sottolineando il rispetto dovuto alla persona scomparsa e ai suoi cari. Ha chiesto di attendere con pazienza i risultati delle indagini, ora affidate alla magistratura.

Le autorità bolognesi hanno già messo a disposizione tutti i materiali necessari, inclusi i filmati delle bodycam degli agenti coinvolti. Fondamentali saranno anche le testimonianze di chi era presente, dagli operatori sanitari ai testimoni diretti, per ricostruire con precisione cosa è accaduto. Solo così si potrà fare chiarezza sulle responsabilità. Piantedosi ha assicurato che le istituzioni collaboreranno senza riserve con la magistratura, garantendo trasparenza.

Forze dell’ordine nel mirino, Piantedosi difende gli agenti

Il ministro non ha nascosto il dispiacere per come, secondo lui, la tragedia di Bologna abbia scatenato una valanga di critiche spesso eccessive e generalizzate nei confronti delle forze dell’ordine. Un paradosso, ha osservato, considerando che proprio da chi chiede più sicurezza si levano attacchi duri verso chi è chiamato a garantirla.

Piantedosi ha invitato a un atteggiamento più equilibrato, ricordando che chi indossa la divisa opera spesso in condizioni difficili, sotto grande pressione e con responsabilità pesanti. Per questo, ha detto, è importante non farsi prendere dalla fretta di condannare, ma aspettare che le inchieste facciano il loro lavoro.

Sicurezza, un diritto di tutti al di là delle bandiere

Sul fronte della sicurezza pubblica, il ministro ha rimarcato un punto chiave: garantire la sicurezza non è un tema da schieramenti politici, ma un diritto fondamentale di ogni cittadino. È responsabilità dello Stato, senza distinzioni di parte.

Il governo sta lavorando per dare agli agenti gli strumenti necessari per rispondere alle esigenze del Paese. Eppure, ha riconosciuto Piantedosi, il confronto resta spesso acceso tra chi vuole misure più dure e chi critica gli interventi delle forze dell’ordine, talvolta giudicandoli troppo severi. Un equilibrio delicato, che le istituzioni cercano di mantenere senza però rinunciare a far rispettare la legge e i diritti di tutti.

Grazia a Mario Roggero, Piantedosi: «Decisione del Presidente della Repubblica»

Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il tema della richiesta di grazia per Mario Roggero. Il ministro ha ricordato che questa è una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica, che deve agire seguendo le procedure e i pareri degli organi competenti.

Piantedosi ha evitato di entrare nel merito, sottolineando che è fondamentale lasciare che la procedura segua il suo corso, senza pressioni o anticipazioni. Un richiamo alle garanzie istituzionali e al rispetto delle regole, che restano fondamentali soprattutto in momenti di forte tensione mediatica e sociale come quelli attuali. La linea del governo è chiara: rispettare il quadro costituzionale e tenere lontane strumentalizzazioni.

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