Portare cani e gatti in ufficio: il 55% dei lavoratori italiani cambierebbe azienda per questo benefit pet-friendly

Più della metà dei lavoratori europei prenderebbe in seria considerazione di cambiare azienda se potesse portare il proprio animale domestico in ufficio. Non è solo questione di affetto per il cane o il gatto di casa, ma di un segnale chiaro su come si valuta la qualità della vita lavorativa. Un sondaggio condotto in 16 Paesi europei mostra che la presenza degli animali sul posto di lavoro non migliora solo l’umore: influenza scelte importanti, persino la decisione di restare o meno in un’azienda. Così, il tema degli animali in ufficio diventa un terreno su cui riflettere seriamente, soprattutto per le imprese.

Il peso delle politiche pet-friendly nelle scelte di lavoro in Europa

Secondo il Pet-Friendly Advantage Workplace Report 2026, il 55% dei lavoratori intervistati ammette che poter portare il proprio animale in ufficio peserebbe molto nella scelta del datore di lavoro. Una quota superiore alla metà di un campione di oltre 16.000 persone, raccolte da Censuswide per il gruppo Mars. La tendenza verso ambienti più accoglienti per gli animali è netta, anche se con differenze tra i vari paesi.

In Romania, per esempio, la percentuale arriva al 65%, la più alta tra i Paesi considerati. Seguono da vicino Grecia e Svizzera con il 64%, mentre Ungheria e Svezia si attestano intorno al 60%. L’Italia si piazza al 54%, un po’ sotto la media, ma comunque sopra nazioni come Regno Unito, Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi e Danimarca. Questi dati mostrano come il fattore pet-friendly stia diventando sempre più importante anche per chi cerca nuove opportunità di lavoro.

Il tema è particolarmente sentito tra i giovani: tra i 25 e i 34 anni, il 62% sarebbe disposto a cambiare azienda per una politica più aperta agli animali in ufficio. Ma non è solo una questione generazionale: anche tra i 45 e i 54 anni, il 51% considera importante questa possibilità. Il rapporto mette in evidenza che i proprietari di animali sono tra i più interessati, con il 65% che vede nelle regole a favore degli animali un criterio chiave nella scelta del posto di lavoro.

Regno Unito in testa tra gli uffici dog-friendly

Un’altra curiosità arriva da una classifica recente che mette a confronto i Paesi più aperti ai cani negli uffici. Al primo posto c’è il Regno Unito, dove il 64% delle offerte di lavoro indica esplicitamente la possibilità di portare il cane in ufficio. Seguono Germania , Stati Uniti e Australia . Francia e Paesi Bassi si fermano intorno al 28%, mentre Spagna e Irlanda sono rispettivamente al 27% e al 17%.

Va detto che questa classifica non è esaustiva: per esempio, l’Italia non è inclusa nei dati. Però serve a capire come, in diversi mercati, la cultura pet-friendly stia guadagnando terreno. Uffici che accolgono animali non sono solo una questione di welfare aziendale, ma riflettono un cambiamento più ampio nella gestione degli spazi di lavoro.

Animali in ufficio: tra vantaggi e sfide

La voglia di portare gli animali in ufficio non nasce solo dal piacere di avere un compagno a quattro zampe vicino durante la giornata. Studi su casi reali mostrano effetti concreti: meno stress, migliore comunicazione tra colleghi. Ma per far funzionare bene la cosa servono autonomia, flessibilità e la disponibilità ad affrontare eventuali problemi legati alla presenza degli animali.

Non mancano però le difficoltà. Allergie, fobie, rumori, questioni igieniche richiedono regole precise. Ci sono poi aspetti di sicurezza e responsabilità in caso di danni causati dagli animali. E non bisogna dimenticare il benessere degli stessi animali: un ambiente troppo caotico o rumoroso può essere fonte di stress, soprattutto per chi non è abituato a stare molte ore in ufficio.

L’Italia tra norme, numeri e iniziative sul pet-friendly

In Italia, gli animali domestici sono molto diffusi. Il Rapporto Assalco-Zoomark 2026 dice che il 54,5% delle famiglie italiane convive con almeno un animale. In tutto si stimano 53,6 milioni di animali, tra cui 11 milioni di gatti e 9,1 milioni di cani. Eppure, nonostante questa presenza massiccia, non esiste un diritto uniforme a portarli in ufficio.

La possibilità dipende da accordi interni, caratteristiche degli edifici e norme di sicurezza e salute. Alcune realtà si stanno muovendo: a Milano, per esempio, i dipendenti comunali possono chiedere il permesso di portare il cane in ufficio, ma serve il via libera dei colleghi che condividono gli spazi. Dal 2024 l’Università di Milano Bicocca ha adottato una politica simile, permettendo ai cani di entrare in molti uffici, con alcune restrizioni su aree didattiche e spazi aperti al pubblico.

A livello nazionale, la Pets at Work Alliance raccoglie aziende con politiche pet-friendly e spinge per diffondere queste pratiche. È una rete che facilita lo scambio di esperienze, linee guida e modelli organizzativi per integrare gli animali negli ambienti di lavoro senza compromettere sicurezza e comodità.

L’attenzione al pet-friendly nei luoghi di lavoro è un segnale di un cambiamento culturale che sta trasformando il modo in cui le aziende attraggono e trattengono i talenti. Un ambiente inclusivo, che sappia conciliare esigenze professionali e personali, anche sotto questo aspetto, sembra diventare sempre più un valore concreto.

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