Fake news smascherata: nessun autista di Bergamo ha mai detto «Le bare erano vuote, mi hanno dato 150mila euro»

«Le bare erano vuote, mi hanno dato 150 mila euro». Da settimane, questa frase circola sui social, affiancata a una foto di un uomo con occhiali scuri e pantaloncini di jeans, spacciata per la confessione di un autista di camion militari di Bergamo. Eppure, non c’è traccia di questa storia in nessuna fonte ufficiale o attendibile. Nessun autista ha mai pronunciato quelle parole, nessuna intervista o registrazione le conferma. Le bare non erano vuote, quei soldi non sono mai stati versati: è solo una fake news nata dal nulla, alimentata da un’immagine diventata virale.

Un’immagine senza volto, un racconto senza prove

L’immagine è apparsa per la prima volta il 26 giugno 2026 su una pagina Facebook nota per diffondere notizie poco affidabili. Nei giorni successivi, il contenuto si è diffuso rapidamente anche su Instagram e sulla piattaforma X, accompagnato dalla frase che dipingeva l’autista come testimone diretto degli eventi di marzo 2020 a Bergamo. Peccato che dell’uomo nella foto non si sappia nulla: nessun nome, nessun legame certo con quei camion o con quella data. L’immagine gioca sull’ambiguità, insinuando dubbi e sospetti senza un minimo riscontro. Non esistono interviste, registrazioni o documenti che confermino la sua presenza o quelle presunte rivelazioni.

Questa tattica, già vista in altri casi di disinformazione, mira a dare un’apparenza di verità. Il riferimento ai «150 mila euro» aggiunge un tocco di sensazionalismo che può ingannare chi non verifica. Ma senza riscontri, resta solo un rumor infondato, un tentativo di manipolare l’opinione pubblica.

La vera storia della notte del 18 marzo 2020 a Bergamo

Tra il 18 e il 19 marzo 2020, il Comune di Bergamo organizzò il trasporto di bare verso altre città italiane. Una necessità imposta dall’emergenza: i cimiteri locali erano messi a dura prova dal numero elevato di decessi causati dalla pandemia. Otto camion militari partirono dal cimitero monumentale con 73 feretri a bordo, diretti soprattutto a Bologna, Modena e Varese, divisi su tre convogli. Ci sono foto scattate da un balcone vicino che mostrano chiaramente quei mezzi in marcia. Anche autorizzazioni ufficiali e decreti comunali confermano il trasporto.

Giacomo Angeloni, assessore comunale ai Servizi Cimiteriali, ha raccontato di aver assistito personalmente all’operazione. Il forno crematorio di Bergamo poteva gestire solo 27 cremazioni al giorno, mentre i decessi in quel periodo erano quadruplicati. Spostare i feretri fuori città era inevitabile e documentato. Negare questi fatti significa ignorare dati e testimonianze solide. In passato, teorie simili erano già state smentite, come nel caso del sindacalista Antonio Porto, citato più volte per aver diffuso versioni mai dimostrate.

Come sono nate e si sono diffuse le bufale sulle bare di Bergamo

Le bufale sui camion con i feretri partiti da Bergamo non sono una novità del 2026. Già nel 2020 circolavano audio anonimi, video complottisti e foto scattate altrove spacciate per immagini bergamasche. Anche alcune dichiarazioni di politici locali hanno contribuito a diffondere teorie senza basi, che poi hanno portato a denunce per false informazioni. Il filo conduttore è sempre stato uno: negare la realtà e dipingere quei carichi come finti, vuoti o addirittura costruiti per ingannare. Nel 2026, la narrazione ha preso una piega ancora più beffarda, insinuando che le bare fossero completamente vuote e che qualcuno avesse intascato 150.000 euro per mantenere il silenzio.

Nessun documento o indagine ha mai confermato queste accuse. Non esistono prove audio, video, testimonianze pubbliche o atti giudiziari a sostegno di queste affermazioni. Questo racconto è solo un ulteriore esempio di disinformazione che mira a stravolgere eventi tragici. La diffusione di queste immagini e false dichiarazioni dimostra quanto sia facile far circolare notizie infondate, mettendo in discussione il lavoro degli enti pubblici e ferendo le famiglie coinvolte.

La verità sui trasporti delle bare a Bergamo è scritta nei documenti

Le operazioni di trasporto e gestione dei feretri a Bergamo nel marzo 2020 sono state ampiamente documentate dalle autorità locali e dai media. Ci sono fotografie ufficiali, decreti, autorizzazioni e testimonianze di chi ha lavorato sul campo, comunali e militari. I camion militari erano carichi e avevano tutta la documentazione in regola. I dati sono chiari: i 73 feretri trasportati quella notte erano di persone morte, con tutte le certificazioni al seguito.

Il Comune di Bergamo ha agito rispettando le norme e le esigenze dell’emergenza. La trasparenza è stata garantita da immagini e rilievi che raccontano la realtà dei fatti. Le accuse infondate non fanno che creare confusione. La falsa narrazione circolata nel 2026 non può mettere in discussione la verità storica, documentata e riconosciuta da tutti. Quegli spostamenti erano un atto necessario in una crisi senza precedenti.

Solo una verifica attenta e basata su fonti certe può fermare la disinformazione prima che diventi una verità di comodo. Le istituzioni hanno già messo a disposizione tutti i dati per chiarire cosa è successo davvero.

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