Africa protagonista ai Mondiali: record storico con 9 squadre africane ai sedicesimi di finale

Nove squadre africane ai sedicesimi di finale: un dato che pesa, e non poco. Mai prima d’ora il continente era riuscito a piazzare così tante formazioni in questa fase del Mondiale. Su dieci partecipanti, ben nove hanno superato il turno. Non è solo un numero, ma un segnale evidente: il calcio africano non è più un ospite di passaggio, ma un attore principale. Con grinta e talento, sta riscrivendo il proprio ruolo sulla scena mondiale.

Le africane non mollano: il cammino nei gironi

Il Mondiale 2026 si conferma un’occasione storica per il continente africano. Su dieci squadre, solo la Tunisia è uscita prima del tempo. Le altre hanno lottato fino alla fine, dimostrando tecnica e carattere. Il Marocco ha chiuso il girone alla pari con il Brasile, mettendo in difficoltà la selezione di Ancelotti per buona parte della partita. Capo Verde, alla sua prima volta assoluta, ha strappato un pari alla Spagna campione d’Europa. La Repubblica Democratica del Congo ha fermato il Portogallo sull’1-1, nonostante la presenza di un sempre temuto Cristiano Ronaldo. Il Ghana ha bloccato l’Inghilterra, guadagnando un punto pesante. Infine, il Senegal è passato come una delle migliori terze, in un gruppo ostico con Norvegia e Francia, con stelle come Haaland e Mbappé. Più che i numeri, sono le prestazioni a impressionare, segno di una crescita che va ben oltre le statistiche.

Prima del 2026: cosa aveva fatto l’Africa ai Mondiali?

Per capire quanto è importante questo momento, bisogna guardare indietro. Prima di adesso, solo sei nazionali africane erano riuscite a superare la fase a gironi, per un totale di 11 volte. Tra queste, il Marocco resta un simbolo, con i sedicesimi raggiunti nel 1986 e la semifinale nel 2022. Il Senegal è uno degli emergenti più interessanti degli ultimi vent’anni. Nigeria, Camerun, Ghana e Algeria hanno toccato anche i quarti. Ma in un solo Mondiale, quello attuale, l’Africa ha quasi eguagliato il suo bottino storico complessivo. Un salto enorme, che la FIFA ha voluto sottolineare con un tweet ufficiale, dedicando un occhio particolare al continente.

Dietro il successo: infrastrutture e la forza della diaspora

Dietro a questo boom c’è un lavoro lungo e paziente. Aruna Dindane, ex attaccante ivoriano, ricorda quanto contino campi e strutture di qualità per far crescere i giovani. Molti talenti africani vanno in Europa proprio perché in patria manca ancora il terreno ideale. Il Marocco fa scuola: l’Accademia Mohammed VI è paragonata a quelle di Premier League, come conferma William Troost-Ekong, ex capitano della Nigeria. Chris Hughton, ex allenatore del Ghana, ha apprezzato le infrastrutture messe in campo per la Coppa d’Africa 2023, con ogni squadra che ha avuto a disposizione un campo dedicato, poi affidato ai club locali. Infine, il lavoro sulla diaspora è decisivo: richiamare giocatori di origine africana cresciuti all’estero alza il livello tecnico e avvicina il sogno di un titolo mondiale.

Mondiale 2026: l’Africa può davvero vincere?

Gli esperti sono ormai convinti: un trionfo africano non è più un miraggio. Peter Crouch, analista di FOX Sports, ha detto che la vittoria è solo questione di tempo. Il Marocco si presenta come outsider credibile, con giovani talenti come Brahim Diaz, capocannoniere dell’ultima Coppa d’Africa, e promesse come Ismael Saibari. La Costa d’Avorio, la squadra più giovane del torneo con un’età media di 25,4 anni, ha già dimostrato di poter competere, battendo la Francia 2-1 in amichevole. Aruna Dindane resta cauto: la vittoria arriverà, ma il quando è ancora un’incognita. Intanto, il presidente della CAF Patrice Motsepe ha lanciato un messaggio chiaro: puntare a portare il calcio africano tra i migliori al mondo. E questi primi passi al Mondiale sembrano dargli ragione.

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