Sono sopravvissuta a un sacco di cose, dice Lidia Yuknavitch, e quella sopravvivenza si sente in ogni fotogramma di La cronologia dell’acqua. Kristen Stewart, al suo debutto dietro la macchina da presa, affronta una storia dura, vera, che rischia di spezzarti. Il film nasce dal memoir di Yuknavitch, una donna che ha trasformato i suoi traumi in parole, in un’arte che scava dentro. La narrazione non segue una linea retta: è frammentata, a tratti inquietante, come un fiume impetuoso che si insinua tra ricordi dolorosi. All’inizio può disorientare, ma è proprio questa confusione a raccontare la complessità di una vita che non si lascia semplificare.
Lidia Yuknavitch: tra abusi, sport e dolore
Lidia cresce in un ambiente segnato da violenze, lutti pesanti e dipendenze difficili da superare. Da bambina mostra un talento promettente nel nuoto, ma le pressioni emotive e il peso del passato la costringono a lasciare quella strada. La svolta arriva all’università, dove scopre la letteratura e la scrittura. Quest’ultima diventa per lei un modo per dare voce ai suoi fantasmi, un mezzo per affrontare un dolore che altrimenti sarebbe insopportabile. Attraverso le parole inizia un percorso di trasformazione profonda, simile a una fenice che risorge dalle ceneri.
La sua biografia è un mosaico di momenti spezzati, emozioni crude e ricordi dolorosi. La storia non segue un filo lineare, ma si costruisce pezzo dopo pezzo, restituendo il caos e la complessità della sua esperienza.
Un racconto a pezzi: la scelta narrativa di Stewart
Presentato al Festival di Cannes 2025, La cronologia dell’acqua segna il debutto dietro la macchina da presa di Kristen Stewart, già nota come attrice. Il film si costruisce come un mosaico di scene e immagini legate dal motivo dell’acqua, che si fa vedere in vasche, piscine, sudore. L’acqua diventa così simbolo del fluire e della trasformazione interiore della protagonista.
All’inizio la narrazione può sembrare confusa. I salti temporali e la mancanza di una sequenza chiara mettono lo spettatore alla prova, immerso in un flusso disordinato di ricordi. Ma andando avanti, i pezzi si incastrano, offrendo una visione più nitida della vita e delle svolte di Lidia.
L’intensità arriva soprattutto grazie a Imogen Poots, che con sguardi e gesti trasmette tutta la sofferenza e la forza di questa donna.
Corpo, sessualità e memorie: i dettagli che raccontano Lidia
Il film dedica molta attenzione ai dettagli del corpo e alle immagini che si intrecciano con la storia personale di Lidia. Non sono solo effetti visivi: ciocche di capelli, mani, sguardi diventano frammenti carichi di emozioni, tracce di relazioni importanti. La macchina da presa si sofferma spesso su questi particolari, costruendo un ritratto umano e intenso.
Tra i rapporti più difficili c’è quello con il padre, interpretato da Michael Epp. L’uomo è segnato dalla rabbia e dalla violenza, una presenza pesante che torna anche quando Lidia cerca di allontanarsi. Non è un cattivo senza sfumature: il film mostra le sue contraddizioni, restituendo un ritratto vero, senza giustificare le sue azioni. Questa oggettività dà profondità al racconto, evitando facili semplificazioni.
La sessualità è un altro tema centrale, raccontato in modo diretto e senza filtri, anche attraverso la scrittura di Lidia. Le immagini e i dialoghi sono spesso crudi, fedeli all’intensità della storia, senza censure o retorica.
Un debutto coraggioso tra luci e ombre
Il film di Kristen Stewart è un’opera coraggiosa, soprattutto per un primo lavoro da regista. Lo stile è personale e originale, a volte difficile per chi guarda, ma efficace nel comunicare il tumulto della vicenda.
Non mancano momenti in cui il ritmo rallenta o la narrazione si fa pesante, rischiando di allontanare lo spettatore. Ma questi passaggi servono a mostrare il percorso irregolare di Lidia, fatto di cadute e risalite, frustrazioni e speranze.
I simboli forti, come il sangue che ricorre nelle scene, aggiungono strati di significato: dolore, pericolo, rinascita. La cura dei dettagli e i personaggi sfaccettati completano il quadro, facendo del film una testimonianza intensa e misurata di una lotta personale contro il passato.
Imogen Poots è il cuore emotivo del film, dando vita a una donna ferita ma non vinta, capace di trovare nella scrittura un rifugio e una voce autentica.





