In Russia, il sessuologo sta per sparire dalle liste ufficiali delle professioni sanitarie. Il ministero della Salute ha deciso di tagliare questa figura, sostituendola con una novità: il medico della longevità sana. È un cambio che racconta molto delle priorità di Mosca, preoccupata dall’aspettativa di vita che, soprattutto per gli uomini, resta ben sotto gli standard europei. Tra tagli e innovazioni, il sistema sanitario russo si rimette in gioco, cercando risposte alle sfide di una società che cambia.
Addio al sessuologo: cosa cambia davvero
Lo scorso fine settimana, il ministero della Salute ha ufficializzato la decisione: dal 1° settembre 2026 la professione di sessuologo sparirà dall’organico delle strutture sanitarie nazionali. Chi già lavora in questo campo potrà continuare, ma i nuovi candidati non avranno più il riconoscimento ufficiale. Non si tratta solo di un cambio di nome: le competenze del sessuologo saranno trasferite a psichiatri e psicologi con una formazione specifica in sessuologia.
In pratica, l’approccio alle questioni sessuali e riproduttive cambia registro, passando da una figura autonoma a un ruolo integrato in ambiti più ampi. Questo ha conseguenze immediate per le scuole di specializzazione e per la formazione degli operatori sanitari, con probabili ricadute sulla disponibilità futura di esperti sul territorio russo. L’obiettivo è offrire un’assistenza più integrata e diffusa, ma resta aperto il dibattito sull’effettiva qualità del supporto, soprattutto in un settore così delicato.
Professioni tagliate: un ridimensionamento che fa discutere
Non è solo il sessuologo a essere cancellato. Dal 1° settembre 2026 spariranno altre quindici professioni dal catalogo sanitario ufficiale. Tra queste, alcune molto radicate come ostetrici e ginecologi di reparto, diabetologi, micologi, assistenti di laboratorio, protesisti, terapisti per adolescenti e psichiatri dedicati a quella fascia d’età.
Ma non finisce qui: il 1° settembre 2028 toccherà anche a batteriologi, virologi e parassitologi perdere il riconoscimento come figure autonome nel sistema sanitario. Una scelta che punta a riorganizzare le competenze, ma che lascia perplessi, soprattutto considerando il ruolo cruciale di alcuni di questi specialisti in un’epoca ancora segnata da emergenze sanitarie globali.
Secondo Viktor Fomin, rettore dell’Accademia Medica Russa di Formazione Professionale Continua, dietro questa riforma c’è la volontà di «adeguare la struttura delle professioni mediche alle esigenze attuali, eliminando ruoli sovrapposti o legati a bisogni locali del passato». Insomma, molte competenze saranno assorbite da specialisti con un campo d’azione più ampio, nella speranza di semplificare e migliorare l’efficienza dell’assistenza.
Nuove figure in campo: il medico della longevità al centro
In parallelo alle cancellazioni, il ministero punta a rafforzare alcune aree cruciali per la popolazione. Da settembre 2026 entreranno in scena undici nuove professioni sanitarie. Tra queste, spicca il “medico della longevità sana”, una figura che coprirà un ampio spettro di competenze: dalla psicologia alla cardiologia, dall’endocrinologia alla geriatria, passando per la nutrizione e la medicina preventiva.
Il medico della longevità non sarà rivolto solo agli anziani, ma a tutti gli over 35, l’età in cui cominciano a emergere problemi metabolici, rischi cardiovascolari e stress cronico. L’idea è intervenire presto per mantenere uno stato di salute ottimale e prevenire malattie più gravi.
Accanto a questo nuovo ruolo, ci saranno specialisti in medicina fisica e riabilitazione, infermieri dedicati alle terapie riabilitative e nutrizionisti. Attenzione speciale anche alla salute degli studenti, con operatori medici appositamente formati per le scuole. Per diventare medico della longevità, sarà necessaria una formazione approfondita in geriatria, medicina interna, medicina di famiglia, gastroenterologia, dietetica, cardiologia e neurologia.
Longevità e natalità: la sfida politica del Cremlino
Dietro queste mosse c’è un’agenda chiara: migliorare longevità e natalità, due temi da tempo al centro della politica di Vladimir Putin. La situazione demografica della Russia è delicata: l’aspettativa di vita maschile si attesta intorno ai 68 anni, ben sotto quella di Stati Uniti ed Europa occidentale. Il governo cerca quindi strategie concrete per risalire la china.
Tra le misure messe in campo ci sono incentivi alla natalità, come la fecondazione in vitro gratuita per coppie infertili e per i coniugi dei militari impegnati al fronte. Parallelamente, sono stati stanziati circa 26 miliardi di dollari per finanziare programmi biomedici all’avanguardia. Si punta su tecnologie come la stampa 3D di organi, la crioterapia, la coltivazione di organi in laboratorio e lo xenotrapianto con mini-suini geneticamente modificati.
Il progetto, chiamato “Nuove tecnologie per la preservazione della salute”, è guidato da figure di rilievo come Maria Vorontsova, endocrinologa e figlia di Putin, insieme al fisico Mikhail Kovalchuk, direttore dell’Istituto Kurchatov. L’obiettivo è ambizioso: salvare 175.000 vite entro il 2030 e rendere possibili sostituzioni d’organo capaci di allungare significativamente la vita umana. Tuttavia, le difficoltà tecniche e logistiche restano alte, come hanno messo in luce diverse inchieste internazionali.





