«Non sappiamo più a chi rivolgerci». Giampaolo Guerra parla dall’Egitto con la voce rotta dalla fatica e dalla paura. Ogni giorno che passa sembra aggiungere un peso insopportabile alla famiglia di Nessy, lontana da casa, intrappolata in un paese dove le regole sembrano disegnate per schiacciarli. La tensione non cala, anzi cresce, mentre le risorse si esauriscono e la sensazione di abbandono si fa sempre più forte. È un dramma che torna a galla, un appello urgente che attraversa il silenzio e la distanza.
Sopravvivere in Egitto: una famiglia senza diritti né certezze
La famiglia Guerra vive in Egitto, nascosta, senza un appiglio sicuro e con costi che ormai sono un peso insostenibile. Giampaolo racconta di come con 750 euro di pensione deve tirare avanti con i figli e una nipotina di tre anni. Le risorse si sono esaurite, consumate nel tentativo di sostenere Nessy, condannata per adulterio da un tribunale locale. Accanto al fardello economico, c’è quello emotivo: paura, isolamento e la sensazione di essere cittadini di serie B. «Ci sentiamo abbandonati», ammette il padre. Ogni giorno si scontrano con un sistema che sembra voltare le spalle, una giustizia che non li ascolta. La loro casa è un rifugio fragile, assediato da un’ingiustizia che pesa come una condanna.
Il processo che ha segnato Nessy: la condanna per adulterio e le accuse dell’ex marito
Nessy Guerra, di Sanremo, è madre di una bambina di tre anni. Ad aprile è stata condannata in Egitto per adulterio, un reato che in molti Paesi del Medio Oriente ha conseguenze pesanti. La condanna arriva dopo la denuncia dell’ex marito, Tamer Hamouda, italo-egiziano. L’uomo ha un passato giudiziario inquietante: condannato in Italia per stalking e violenza contro un’altra donna, e sotto indagine a Genova per maltrattamenti e tentata sottrazione di minore. Questi dati gettano un’ombra sulla sua credibilità e complicano una vicenda già difficile, che si muove tra due giurisdizioni con pesanti ricadute per Nessy e la sua famiglia.
La giustizia in Egitto: un sistema che sembra schierato e poco equo
Giampaolo Guerra denuncia un sistema giudiziario che, a suo dire, dà carta bianca a un modello patriarcale e accetta senza riserve le accuse di Hamouda. Lo Stato egiziano sembra prendere per oro colato le sue parole, ignorando i segnali di pericolo e instabilità dell’uomo, noto per comportamenti aggressivi e minacce, persino pubbliche contro la politica italiana Giorgia Meloni. La giustizia locale non sembra valutare in modo equilibrato, lasciando una donna e la sua famiglia in balia di un sistema insensibile e cieco. La frustrazione cresce anche per l’assenza di un sostegno concreto e tempestivo da parte delle istituzioni.
Un appello disperato: «Ora serve un intervento immediato»
L’appello di Giampaolo, che vive con Nessy e la nipotina nascosti per proteggersi, è chiaro e urgente. Si sentono invisibili, con tutto da perdere. Chiede un intervento deciso e rapido dalle istituzioni italiane: «Serve un aereo militare, non si può più aspettare». Parole dure, ma che riflettono il senso di abbandono e il bisogno disperato di protezione. La paura per la sicurezza e per la vita si fa preghiera, una richiesta che non può cadere nel vuoto. Intanto, la convivenza forzata con una sentenza che pesa come una condanna continua a logorare questa famiglia allo stremo.
La vicenda di Nessy Guerra e di suo padre racconta una sofferenza profonda, quella di una famiglia messa all’angolo da un sistema che ha già scelto da che parte stare. Ora serve che la politica e le istituzioni riconoscano questa tragedia umana e che la comunità internazionale guardi con attenzione e responsabilità a questa storia che ancora non ha trovato pace.





