Le navi cariche di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti attraccano sempre più spesso nei porti europei. È un segnale chiaro: il Vecchio Continente sta cambiando le sue rotte energetiche a velocità impressionante. La Russia, un tempo principale fornitore, è ormai quasi esclusa dal mercato europeo a causa delle sanzioni legate alla guerra in Ucraina. Nel frattempo, il Medio Oriente — tradizionale snodo energetico — è scosso da tensioni militari e attacchi alle infrastrutture, senza dimenticare il blocco dello Stretto di Hormuz, che complica ulteriormente le esportazioni. In questo quadro instabile, gli Stati Uniti emergono come protagonisti indiscussi, conquistando terreno grazie alle loro esportazioni di gas naturale liquefatto.
L’Europa punta sempre più sul gas liquefatto americano
Dopo aver cercato di tagliare la dipendenza dal gas russo, fino a vietarne del tutto l’importazione dopo febbraio 2022, i Paesi europei si sono lanciati in una corsa ad aumentare le importazioni di Gnl da altre fonti, con gli Stati Uniti in testa. Tra il 2021 e il 2025, le quantità di gas liquefatto importate dagli Usa sono più che triplicate, grazie anche ai nuovi terminal di rigassificazione costruiti lungo le coste europee.
Il prezzo più alto rispetto al gasdotto non ha fermato la corsa verso il Gnl americano, diventato ormai una colonna portante della sicurezza energetica europea, soprattutto in seguito ai problemi che stanno attraversando i mercati mediorientali. Il blocco dello Stretto di Hormuz, via cruciale per le esportazioni di petrolio e gas dal Golfo Persico, insieme agli attacchi a impianti strategici, hanno reso più scarse le forniture da Paesi come il Qatar.
Secondo uno studio recente dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis , gli Stati Uniti potrebbero superare la Norvegia già nel 2026, diventando così il principale fornitore europeo di gas naturale liquefatto. Le previsioni dicono che entro il 2028 l’80% del Gnl importato dall’Europa arriverà dagli Usa, un’ascesa che porta l’Europa a dipendere sempre di più da una sola fonte esterna, con tutti i rischi politici che ne derivano.
Attenzione ai rischi dietro l’espansione del Gnl in Europa
Dietro la sicurezza apparente di un aumento delle forniture di Gnl si nasconde però un problema importante. L’Ieefa mette in guardia sul rischio che l’Europa stia costruendo troppe infrastrutture, bloccando risorse in terminal di rigassificazione che, a medio termine, potrebbero restare in gran parte inutilizzati.
Le previsioni indicano che tra il 2025 e il 2030 il consumo di gas in Europa calerà del 14%, spinto da politiche di efficienza energetica e dalla crescente diffusione delle fonti rinnovabili, che riducono la domanda di combustibili fossili. Nonostante questo, molti Paesi continuano a pianificare nuovi terminal Gnl, puntando su un fabbisogno che rischia di non esserci.
Secondo il report Ieefa, nel 2030 la capacità europea di importazione di Gnl potrebbe essere fino a tre volte superiore alla domanda reale. Questo scenario rappresenta un grosso rischio economico, con il pericolo di strutture sottoutilizzate e investimenti che potrebbero rivelarsi insostenibili. L’Europa si trova così davanti a un dilemma: garantire la sicurezza energetica oggi, ma senza perdere di vista la decarbonizzazione e la riduzione dell’uso di fonti fossili.
Il gas russo non sparisce, nonostante il bando
Nonostante il bando e le sanzioni imposte dall’UE, il gas russo continua a raggiungere il mercato europeo, seppure in quantità ridotte e con vie alternative. Nel primo trimestre del 2026, le importazioni di gas naturale liquefatto dalla Russia nell’Unione sono cresciute del 16% rispetto allo stesso periodo del 2025. A farne maggiormente uso sono Francia, Spagna e Belgio, Paesi che mantengono una certa dipendenza.
Questa presenza continua della Russia nel settore energetico europeo mostra una realtà complessa, difficile da risolvere. Nonostante le tensioni e gli sforzi per diversificare le fonti, il gas russo non è stato escluso del tutto. L’Europa si ritrova così a convivere con una doppia dipendenza energetica: dagli Stati Uniti e dalla Russia, entrambe con rischi geopolitici diversi ma altrettanto importanti.
Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista senior dell’Ieefa per l’Europa, mette in evidenza come la crisi recente in Medio Oriente abbia reso chiaro che Bruxelles e i suoi Stati membri devono fare i conti con i rischi legati a questa doppia dipendenza. Finché il gas resterà una componente importante del mix energetico europeo, i fornitori esterni avranno un ruolo chiave, legato anche alle tensioni geopolitiche globali.
In questo quadro, l’Europa è chiamata a riflettere con attenzione sulle scelte energetiche da compiere, cercando di bilanciare le necessità immediate con una strategia a lungo termine che limiti l’impatto delle crisi geopolitiche sulle forniture di energia.




