Gioacchino Amico alla Camera: chi ha permesso l’ingresso dell’uomo dei Senese? La polemica con Meloni e Report

Un selfie con Giorgia Meloni ha scatenato un polverone. Sullo sfondo, Gioacchino Amico, ex pezzo grosso del clan Senese e oggi collaboratore di giustizia nel processo Hydra, che si aggira nei corridoi di Montecitorio. Come ci è arrivato? È questa la domanda che infiamma il dibattito politico, con Fratelli d’Italia nel mirino e l’opposizione pronta allo scontro. Ma provare a rispondere significa addentrarsi in un labirinto di norme poco chiare e di assenza di trasparenza. Perché nei palazzi del Parlamento non esiste un registro pubblico degli ingressi, e le regole per varcare quelle porte, per quanto rigide, lasciano aperti molti interrogativi.

Come si entra alla Camera e il mistero del tesserino permanente

Fonti ufficiali di Montecitorio negano che Amico avesse un tesserino permanente, quello che di solito viene dato a giornalisti o membri dello staff e che permette di muoversi liberamente nei corridoi. Quei pass sono riservati a figure ben precise, non a ospiti occasionali. Secondo quanto si apprende, Amico sarebbe entrato grazie a un invito o una sponsorizzazione di qualche deputato, cosa possibile ma sempre sotto stretto controllo. Il vero problema sta nella mancanza di trasparenza: non c’è modo di sapere chi lo abbia fatto entrare, e questo alimenta sospetti dentro Fratelli d’Italia. Un buco amministrativo che fa salire la tensione e spinge la dirigenza a cercare i responsabili interni.

Fratelli d’Italia sotto scacco: come è potuto succedere?

Dentro Fratelli d’Italia si respira un clima di incredulità e disagio per la facilità con cui Amico avrebbe varcato la soglia senza farsi notare. Il pensiero più diffuso è che nessuno, in coscienza, avrebbe potuto autorizzare apertamente un uomo con un passato così ingombrante; “uno non lo fa entrare così, alla luce del sole, in un luogo come Montecitorio”, si sente spesso ripetere. Il caso richiama anche la vicenda di Andrea Delmastro, accusato di aver investito tramite un prestanome vicino al clan Senese in un locale. Episodi che fanno pensare a un filo sottile ma reale che unisce pezzi del partito a elementi della criminalità organizzata. Nella scorsa legislatura, poi, il capogruppo di FdI era Francesco Lollobrigida, che però si è detto estraneo al controllo degli ospiti degli altri deputati. Da qui emerge un sistema di gestione degli accessi poco centralizzato e difficile da monitorare.

L’opposizione chiede chiarezza: la politica sotto pressione

Dall’altra parte, le forze di minoranza spingono da giorni per avere risposte chiare e trasparenti. Il Movimento 5 Stelle, con Giuseppe Conte in testa, ha lanciato un messaggio chiaro: basta con le scuse, è ora di fare luce sui legami tra il clan Senese e il partito di governo. Gli appelli alla premier Meloni si susseguono senza sosta. Anche il Partito Democratico, con Elly Schlein, pretende spiegazioni immediate. Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra parla di una destra che si è lasciata avvicinare troppo facilmente da soggetti legati alla mafia. Le pressioni aumentano, alimentate da intercettazioni e documenti depositati in tribunale.

Amico, il processo Hydra e i retroscena di un sistema criminale

Il 3 febbraio 2024 Gioacchino Amico ha deciso di collaborare con la giustizia, svelando i contorni di un sistema criminale ben radicato in Lombardia e oltre. Ha raccontato di una copertura con un’attività fittizia nel settore della frutta e verdura, dietro cui si celava il suo ruolo di capo del “Sistema mafioso lombardo”, un intreccio tra camorra, ’ndrangheta e Cosa nostra che opera al Nord. Amico ha parlato anche di minacce pesanti: “Ci sono molti che vogliono farmi fuori, gente che si insinua ovunque, anche in politica e nelle forze dell’ordine”, ha detto agli investigatori. Le intercettazioni tra il 2020 e il 2021 lo mostrano felice di aver ottenuto la tessera di un partito, con continui riferimenti a Fratelli d’Italia e contatti con figure di spicco.

I legami tra Amico e la politica del centrodestra

L’inchiesta Hydra ha messo in luce rapporti diretti tra Amico e alcuni nomi noti del centrodestra. Spiccano Carmela Bucalo, deputata e senatrice di FdI, e Francesca Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione. Secondo gli investigatori, il boss avrebbe gestito appalti pubblici per la sanificazione durante la pandemia, sfruttando i suoi contatti per influenzare gli appalti. Mario Mantovani, eurodeputato di FdI e protagonista della politica lombarda, è coinvolto nella gestione di mense e servizi sanitari. Tra gli altri spunta Monica Rizzi, ex consigliera regionale della Lega e segretaria del Grande Nord, anch’essa chiamata in causa per affari legati ad Amico.

Congressi e potere: quando Amico si muove tra i big

Amico non si è limitato a incontri riservati. Il 17 febbraio 2019 ha partecipato al congresso di Grande Nord, insieme a Carlo Fidanza, europarlamentare di Fratelli d’Italia, che ha pubblicamente riconosciuto il suo ruolo nell’organizzazione. Nel tempo, Amico ha fatto da ponte tra interessi criminali e rappresentanti istituzionali. Alcuni politici, come l’ex parlamentare FI Roberto Caon, pur non indagati, confermano rapporti di conoscenza risalenti al 2016, anche in Sicilia. Un quadro di relazioni ampio, che si estende su più regioni.

I nomi della politica nelle dichiarazioni di Amico: tra conferme e smentite

Nelle sue deposizioni, Amico ha fatto nomi noti della politica nazionale. Alcuni hanno negato ogni rapporto con lui: Renato Brunetta, ministro, dice di non averlo mai conosciuto. Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa, lo definisce “un perfetto sconosciuto”. Tra le figure citate ci sono anche Nicola Moltemi, leghista e sottosegretario, e Alessandra Gazzellone, avvocato legata a una società di Amico e con passaggi nelle segreterie di deputate di FdI. Tutti elementi che restano al centro di ulteriori accertamenti.

Il nodo degli accessi e dei rapporti tra politica e criminalità continua a tenere banco nel dibattito pubblico. Le indagini sulle frequentazioni di Amico nei corridoi della Camera e nelle sedi istituzionali coinvolgeranno anche la gestione amministrativa e le responsabilità politiche, dirette o meno. Ancora una volta, la politica italiana è chiamata a fare i conti con il rischio di infiltrazioni nelle proprie stanze.

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