Il 26 gennaio, nel boschetto di Rogoredo, Abderrahim Mansouri ha perso la vita durante un’operazione anticrimine. Da allora, la vicenda si è ingarbugliata sempre di più. A Milano, la procura ha allargato le indagini: sette agenti finiscono sotto accusa, non solo per omicidio, ma anche per falso e arresto illegale. E c’è di più: si parla di premeditazione. Nel mezzo, pusher e tossicodipendenti che quella sera erano lì, ora chiamati a testimoniare. Un caso che ribalta la versione ufficiale, mentre la città resta a guardare.
Indagini in allargamento: sette agenti sotto la lente
Le indagini a Milano hanno allargato il cerchio a due nuovi agenti del commissariato Mecenate, portando a sette il totale degli indagati. La svolta arriva dopo l’arresto di Carmelo Cinturrino, ritenuto responsabile della morte di Mansouri. I nuovi iscritti nel registro degli indagati sono accusati di episodi avvenuti durante e dopo l’operazione nel boschetto. Tra loro c’è una poliziotta accusata di falso, mentre per gli altri emergono accuse di arresti illegali.
La procura ha chiesto un incidente probatorio per cristallizzare le testimonianze di almeno otto persone presenti sul luogo, soprattutto pusher e tossicodipendenti. Le loro parole sono considerate fondamentali per ricostruire cosa sia davvero successo e capire chi ha responsabilità. I testimoni saranno ascoltati nelle prossime settimane a Milano, sotto la direzione del pubblico ministero Giovanni Tarzia.
Il quadro giudiziario si fa sempre più fitto: a Cinturrino e colleghi vengono contestati almeno 43 capi di imputazione, che vanno dal sequestro di persona, estorsione e concussione, fino a percosse, calunnia e depistaggio. La procura tiene d’occhio anche possibili abusi nell’uso della forza da parte degli agenti.
Cinturrino nel mirino: oltre 30 capi d’accusa e l’aggravante di premeditazione
L’assistente capo Carmelo Cinturrino rischia una condanna pesante. I magistrati lo considerano non solo autore diretto dell’omicidio di Mansouri, ma convinti che abbia agito con premeditazione, un’aggravante che complica ancora di più la sua posizione.
L’inchiesta ha raccolto elementi che lo inchiodano a una trentina di capi d’accusa. Oltre al sequestro di persona, ci sono reati legati a droga, come detenzione e spaccio, e fatti violenti come percosse ed estorsioni. Sono poi arrivate accuse di falso e depistaggio, ritenuti tentativi di coprire le sue responsabilità.
Per i sette poliziotti coinvolti si parla anche di arresti illegali e rapina, disegnando un quadro di abusi e comportamenti illeciti sistematici. Gli investigatori sembrano aver ricostruito una serie di irregolarità non solo nel giorno del 26 gennaio, ma anche nei giorni seguenti all’operazione nel boschetto.
L’ipotesi della procura è che dietro all’omicidio ci sia un modus operandi condiviso da più persone, non solo un episodio isolato. Da qui l’ampiezza delle accuse e l’attenzione nel raccogliere ogni elemento utile, sia documentale che testimoniale.
La difesa di Cinturrino: il Riesame e la linea degli avvocati
Gli avvocati di Carmelo Cinturrino, Marco Bianucci e Davide Giugno, si preparano a discutere davanti al Tribunale del Riesame la richiesta di scarcerazione per il loro assistito. Cinturrino è in carcere e ora deve rispondere anche di concussione e percosse.
La difesa sostiene che la morte di Mansouri è stata «una tragica fatalità» e che l’assistente capo voleva solo intimidire, non uccidere. Secondo i legali, Cinturrino ha agito per stroncare attività illegali, senza intenzioni letali. Si tratta, dicono, di un incidente sfortunato e non previsto.
Nel prossimo futuro la strategia difensiva punterà a smontare l’accusa di premeditazione e a contestare le imputazioni più gravi. Al centro c’è anche la richiesta di rivedere la legittimità delle misure cautelari, con un occhio critico alle prove raccolte e alla credibilità dei testimoni.
La vicenda resta complessa e aperta. L’esito del processo e le decisioni del Riesame saranno decisive per il destino giudiziario di Cinturrino e degli altri agenti. Intanto la tensione resta alta, in attesa delle prossime mosse della procura milanese.





